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La Cina si è svegliata e il mondo trema. Mai nella storia una nazione così grande (1 miliardo e 300 milioni di abitanti) aveva conosciuto una crescita così forte (8% annuo) per un periodo così lungo (25 anni). Questo exploit dovrebbe rassicurare, invece provoca inquietudine. Se nell'ultimo quarto di secolo il mondo ha cambiato la Cina, oggi è la Cina a cambiare il mondo e domani sarà, probabilmente, la prima potenza economica, davanti agli Stati Uniti. A causa della sua smisuratezza, del suo appetito, delle sue risorse, e dell'ipercapitalismo che regna al suo interno, la Cina destabilizza tutti i mercati: quello del petrolio, dell'acciaio, dell'oro, del grano, della tecnologia ecc. Il ciclone cinese investe tutto: dal prezzo della benzina ai nostri posti di lavoro, passando per la meteorologia. Bestseller in Francia, con oltre 50.000 copie vendute in pochi mesi, "La sfida" è un grande reportage sul fenomeno economico e culturale del XXI secolo per quanti vogliono capire che cosa accadrà in futuro e quali carte potrà giocare l'Occidente.
07/11/2010
Già dal titolo stesso si deduce che l'autore s'è ispirato alla profetica opera "Quand la Chine s'eveillera le monde tromblera" (Quando la Cina si sveglierà il mondo tremerà), di Alain Peyrefitte del lontano 1973. L'ex Ministro di De Gaulle, avendo a lungo vissuto in Cina, Unione Sovietica ed altri Paesi allora comunisti, in un periodo in cui nessuno avrebbe mai osato immaginare una Cina moderna, dinamica ed in forte espansione, ci parlava di quella promettente grande potenza futura. Infatti, ipotizzava che nel caso in cui questo ancora sconosciuto gigante asiatico si fosse adeguato al modello occidentale, non solo avrebbe sorpreso il mondo intero, ma nessuno lo avrebbe più fermato. Ed è ciò che sta avvenendo, sotto i nostri occhi perplessi, proprio in questi decenni di continua sbalorditiva crescita. Izraelewicz scrive su LE MONDE - al pari di Federico Rampini su REPUBBLICA - periodico tradizionalmente di sinistra non particolarmente favorevole all'economia di mercato. Tuttavia, Izraelewicz come Rampini conferma in chiave aggiornata l'esito economico ed industriale della Nuova Cina; infatti, tanto il primo come il secondo - con "Il secolo della Cina" -, rievocano molto opportunamente le calamità di circa trent'anni: dal '49, anno della grande marcia di Mao Zedong, la storia fino al 1978 questo straordinario Paese, fino ai successi attuali. Isolato dal resto del mondo, era finito in una situazione disastrosa: dietro un'impenetrabile barriera, prosperavano carestie, disgrazie, miseria e lutti, quando l'avvento promosso da Henry Kissinger e Zhu En Lai, con la famosa diplomazia del ping-pong, finalmente rompe con la tremenda barbarie del comunismo. Mao, invece, aveva optato per il ritorno all' obsoleto passato: non era la prima volta che i Cinesi sceglievano la strada dell'equivoca e deleteria autarchia: l'errore analogo lo avevano già commesso ripetutamente gli imperatori cinesi di altri tempi. Infatti, ogni volta che affrontava situazioni interne difficili, la Cina tendeva a ripiegarsi su se stessa. Eppure, avrebbe potuto dominare il mondo fin da quando costituiva il centro dello sviluppo del pianeta. Tecnologicamente più progredita, utilizzava il timone, la bussola, la carta, i caratteri mobili, la polvere da sparo, la porcellana per citare alcune tecniche da noi allora ignorate. Poi, con la Flotta d'Oro, di cui ci parla Gavin Menzies nel suo bellissimo "1421, la Cina scopre l'America", l'ammiraglio Zhen He aveva circumnavigato il globo terrestre, scoprendo gli a noi sconosciuti continenti delle Americhe e dell'Australia. Oggi, non è più un segreto, la Cina si avvia ad assumere la guida dell'Asia per riprendersi la posizione che aveva già occupato migliaia di anni fa, ancora prima del ritorno dall'Oriente dei meravigliati mercanti di Venezia ed in modo particolare di Marco Polo. Non sorprende, quindi, che oggi il gigante si confermi come primo esportatore, primo produttore di vetture e primo in riserve valutarie al mondo. Si parla di miracolo, ma in realtà è solo il naturale risultato delle molteplici nuove attività: ora, la gente lavora 11 ore al giorno per 7 giorni alla settimana, con entusiasmo; risparmia e consuma tutto ciò che all'epoca del comunismo era solo un vano immaginario sogno. Questo è un ulteriore saggio che dovrebbe risultare molto utile alla comprensione di questo straordinario fenomeno. Chiarisce come si è svolta la storia di questo antichissimo Paese; partito da un'incomparabile stato di drammatico miserabile ritardo in cui la gente moriva di fame mentre, ora, si presenta al resto del mondo, come autentica potenza, confermando la validità del modello economico adottato, anche se in politica c'è ancora della strada da fare.

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