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A giudicare dai consumi culturali degli ultimi anni, il genere poliziesco sta conoscendo in Italia una nuova età di successi. Ma esiste da noi una più che secolare tradizione del giallo, o sono nel giusto quanti sostengono l'estraneità e la refrattarietà della nostra cultura e della nostra stessa indole rispetto a tale genere? Questo libro, pieno di curiosità e di dettagli sconosciuti, sostiene la prima tesi attraverso un'attenta ricognizione critica sugli autori che, a guardar bene, già nella seconda metà dell'Ottocento si fanno promotori di trame caratterizzate da elementi di mistero, delitto, indagine. Certo, la vera esplosione del fenomeno 'giallo', favorita anche da coraggiose operazioni editoriali - basti pensare alla mitica collana mondadoriana inaugurata nel 1929 - si registra da noi solo negli anni trenta. Ed è proprio a questa età dell'oro del poliziesco nazionale, indagata attraverso il teatro, il cinema, il fumetto e la radio, che il libro dedica il capitolo più corposo e innovativo, con un ampio squarcio anche sui contraddittori rapporti tra giallo e fascismo, e sui romanzi 'mistery' d'argomento sportivo. Divenuto bersaglio di una censura di regime sempre più ottusa, il poliziesco italiano inizierà poi a vivere negli anni quaranta una profonda crisi, che lo porterà a lasciarsi colonizzare dal 'detective novel' anglo-americano per poi riproporsi, seguendo le piste più variegate, fino a giungere ai casi recenti di Camilleri, De Cataldo e Lucarelli. Una minuziosa indagine sulla nostra letteratura di suspense tra il 1860 e il 1960, un secolo rivissuto anche visivamente grazie a un ricco quanto affascinante apparato iconografico.

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