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È l'estate del 2006. Quattro amici trentenni, lasciati a casa mezzi a motore, famiglie e altri fardelli, sono in cammino lungo il tratto alpino dell'antica Via Francigena: mille miglia che, ricalcando le tracce dei viandanti medievali, uniscono Canterbury a Roma. Così, lungo i sentieri che dal lago Lemano salgono verso il valico del Gran San Bernardo, da secoli l'ingresso in Italia per viaggiatori, condottieri e pellegrini, il ritmo dei passi consente a ciascuno di fare ordine nella mente e di trovare le parole per raccontarsi agli altri: c'è Galerio, il fotografo che ha visto fallire il sogno di aprire una libreria e ne sta ancora pagando i debiti; c'è Leo, un piccolo imprenditore che teme la concorrenza cinese ben più dei metri di dislivello che lo attendono; e, ancora, Elvio, giovane precario che deve misurare i propri sogni con i guadagni magri e incerti; infine il narratore, l'anima del gruppo, che ha lasciato a casa tre figli piccoli e sa che per salire è meglio risparmiare il fiato... Un quartetto allegro e ben assortito, quattro voci maschili figlie del nostro tempo, capaci di interrogarsi sul proprio ruolo nel mondo, ma anche di scherzare e, quando serve, tacere per godere la bellezza dei luoghi, il silenzio e la pace delle Alpi. Mentre il piccolo drappello risale le valli a passo d'uomo, e nei bar di paese gli schermi televisivi trasmettono le partite dei Mondiali di calcio, dalla Germania giunge un compagno non previsto, pittoresco e inquietante: Bern, un sedicente pellegrino coperto di tatuaggi di soggetto religioso, dal passato sregolato, convertitosi in età matura a un cattolicesimo intransigente e deciso a varcare le Alpi insieme ai protagonisti. Quella che poteva essere una magnifica vacanza assume ben presto i toni di una fuga - ora divertente, ora angosciosa - dalla figura sempre più ingombrante del pellegrino tatuato, che alterna accessi di fanatismo a momenti di simpatia e tenerezza sincere. Al salire della quota altimetrica sale anche la tensione degli eventi, che dopo l'incontro con un gruppo di scout culminano in un episodio di violenza incontrollata, dalle cui conseguenze i nostri protagonisti si vedranno loro malgrado coinvolti...
03/11/2007
Bello ma non particolarmente entusiasmante... o perlomeno non a livello delle altre opere... splendida la tessitura della trama e la descrizione del personaggio principale... Brizzi è sempre Brizzi ma gli anni d'oro sono passati da tempo... putroppo... :'(
18/10/2007
Marcello - blueknight75@interfree.it
Se ''Nessuno lo saprà'' aveva mostrato una scrittura curata e allo stesso tempo piacevole e avvincente, in questo romanzo l'autore raggiunge una maturità ancor maggiore che mi ha decisamente convinto. Sono contento che Brizzi, raccontandoci dei suoi viaggi, abbia trovato una nuova dimensione in cui esprimersi al meglio, senza tradirsi. Non posso che complimentarmi con lui per questa sua nuova prova: un romanzo che scorre con un ritmo veloce al punto giusto, che regala un buon numero emozioni e che soprattutto riesce anche a far pensare. Da segnalare la costruzione del personaggio principale avvincente più che mai. Bravo Enrico!
15/10/2007
Che lo stile di Brizzi sia sopraffino non ci sono dubbi: ottime locuzioni, descrizioni paesaggistiche mai banali, dialoghi così veri da poterli sentire dire da qualsiasi persona comune intorno a noi, invenzioni lessicali magiche e che in alcuni casi fanno già scuola. In più, in questo suo ultimo romanzo, c'è la consistenza della trama, eccome se c'è! C'è l'avventura, il thriller, il giallo, il romanzo interiore, ci sono i colpi di scena, i momenti in cui ridere e quelli in cui riflettere con i personaggi. Se poi qualcuno cerca in Brizzi tensione, uccisioni efferate e serial killer dovrebbe rivolgersi ad altri autori ben meno originali del Nostro Enrico.
26/06/2007
andrea - a_romigi@inwind.it
Con le parole ci sa fare, fini tratteggi dei personaggi, paesaggi quasi dipinti con la penna... ma la trama è un po' inconsistente o addirittura evanescente, quasi se dove e quando divengano più importanti della storia stessa che diventa spesso impalpabile. Un po' di ripresa alla fine ma forse è troppo tardi!
18/06/2007
Che dire di questo libro? Una trama che sembra debba decollare per tutto il libro ma che in buona sostanza non decolla mai. Non succede assolutamente niente... una noia mortale. Il caro Brizzi che con la penna in mano sembra praticare una sorta di auto erotismo(sopratutto quando si cimenta nelle descrizioni dei paesaggi), lo si può paragonare al soporifero Eco. E' anche vero che un autore di solito scrive prendendo spunto da quello che gli succede, e allora, ti prego, caro Brizzi smettila di fare il pellegrino in giro. Insomma concludendo un libro che non consiglio a nessuno, ...mi piacerebbe dire sarà per il prossimo, ma dopo ''Nessuno lo saprà'', ''Razorama'', e (dio ce ne scampi) la sceneggiatura del video ''Basta poco'' di Vasco, non sarebbe il caso di prendersi una pausa di riflessione? (...magari bella lunga...)

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