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Rebiya Kadeer, la più nota dissidente della Cina, si racconta in questo libro che è un'autobiografia e una fotografia lucida e impietosa di un regime spietato. Ha assistito al fallimento disastroso del grande balzo in avanti, ha subito la rivoluzione culturale, con la famiglia di etnia uiguri e religione musulmana è stata cacciata più volte dalla propria terra e più volte ha dovuto ricominciare tutto daccapo. Da semplice lavandaia è diventata imprenditrice e miliardaria: è stata a lungo il simbolo della donna emancipata nella Cina convertita ai neocapitalismo e ha partecipato alla Quarta conferenza mondiale sulle donne dell'ONU di Pechino nel 1995. Ma da quando si è rifiutata di dissociarsi dalle parole del marito, dissidente ed esule negli Stati Uniti, Rebiya Kadeer è stata sottoposta a una feroce persecuzione e i suoi undici figli hanno subito ritorsioni e rappresaglie. Imprigionata, ha trascorso in carcere cinque anni, fino al 2005, quando è stata rilasciata in seguito a un accordo con gli Stati Uniti, dove attualmente risiede insieme al marito e a sei figli, e da dove continua a tenere alta l'attenzione sulle violazioni dei diritti umani da parte della Cina. Candidata tre volte al premio Nobel, nel 2004 ha ricevuto il premio Rafto per i diritti umani.
Non un leader ma "un soldato che combatte per il suo popolo". Così si definisce Rebiya Kadeer, 60 anni, la dissidente politica rilasciata dalle carceri cinesi il 17 marzo 2005, dopo 6 anni di prigionia, a seguito di una diffusa campagna internazionale, ottenendo poi lo status di rifugiata negli Stati Uniti. E' stata arrestata nel 1999 per diffusione di notizie all'estero, definito dalla Cina "materiale contenente segreti di stato". Il suo rilascio è abbastanza controverso, poiché coinciso con la visita del Segretario di Stato americano Condoleeza Rice a Pechino, ed in corrispondenza con le dichiarazioni americane di non presentare una mozione critica verso la Cina presso la Commissione diritti umani delle Nazioni Unite a Ginevra.
Rebiya Kadeer è una delle più note attiviste per i diritti delle donne e per quelli della sua etnia di appartenenza, gli Uiguri. L'etnia, a maggioranza musulmana, risiede nella provincia dello Xinjiang, nord ovest della Cina, e da tempo chiede a Pechino l'indipendenza.
Nel suo libro, "La Guerriera Gentile, una donna in lotta contro il regime cinese", racconta la sua vita e la storia della sua lunga battaglia per la pace e libertà religiosa del popolo Uiguro. "Da parlamentare pensavo di poter parlare al governo per il mio popolo, e spiegare che le politiche attuate nei confronti degli Uiguri sono sbagliate. Volevo mettere l'accento sulle discriminazioni e sulla mancanza di scolarizzazione nella regione. Eppure l'esperienza politica è stata l'inizio dei miei guai".
Libri come questo vanno sempre letti, perché ciò che passa attraverso i media non è mai come quanto raccontato da chi l'ha vissuto in prima persona. Sulla propria pelle. E perché non si finisce mai di scoprire il mondo in cui viviamo. Valeria Merlina

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