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Dopo il clamoroso successo di "Paradiso e potere", divenuto una sorta di 'manifesto del neoconservatorismo', Robert Kagan torna ad analizzare il rapporto Usa-Europa nel quadro di uno scenario internazionale sconvolto dai preparativi, dallo svolgimento e dalle conseguenze della guerra in Iraq. L'intervento militare americano ha infatti prodotto in Occidente una profonda spaccatura, che minaccia di indebolire tanto l'Europa quanto gli Stati Uniti, afflitti sul piano internazionale, per la prima volta dalla fine della seconda guerra mondiale, da una crisi di legittimità. La maggior parte degli europei ritiene oggi che l'amministrazione Bush abbia esagerato la gravità dei pericoli costituiti dalla proliferazione di armi di distruzione di massa e dal terrorismo, e contesta non solo la dottrina della 'guerra preventiva', ma anche l''unilateralismo' americano. Dal canto suo, l'Europa ha perso l'influenza di cui godeva all'epoca della guerra fredda: troppo debole per essere un alleato determinante e troppo sicura di sé per rappresentare una potenziale vittima, teme di non poter contrastare l'egemonia statunitense e cerca di riconquistare una qualsiasi forma di controllo sulle modalità con cui la prima potenza mondiale esercita il proprio potere. Sulla base di tale analisi, Kagan si chiede come questa frattura possa essere ricomposta, e quali passi gli Stati Uniti debbano compiere per ottenere quella indispensabile legittimità che soltanto l'Unione europea, in quanto istituzione collettiva, può conferire alla loro azione. L'aspetto tragico dell'intera vicenda consiste, a suo giudizio, nel fatto che l'Europa - anteponendo a ogni altra considerazione la strenua e talvolta aprioristica difesa di un ordine legale sovranazionale - potrebbe rifiutare di concederla. Un rischio, conclude Kagan, destinato a durare fino a quando gli europei continueranno a sottovalutare la forza dei nemici della stabilità internazionale e fino a quando gli Stati Uniti non rinunceranno alla loro pretesa di affrontarli da soli.
27/11/2004
Libro agile, ma tutt'altro che privo di precisi riferimenti storici e politici. Riprende e sviluppa i temi trattati in ''Paradiso e potere'' : crisi di legittimità internazionale degli Stati Uniti, posizione europea nel mutato contesto delle relazioni internazionali post 11 settembre. Introduce il provocatorio parallelismo tra guerra del Kosovo e guerra in Iraq, per definirle entrambe ''illegittime'' in base all'approccio sterilmente legalista dell'Onu. Liquida il realismo kissingeriano ed europeo come negazione del vero liberalismo. Ma soprattutto si mostra preoccupato per lo stato attuale delle relazioni Usa-Europa, con buona pace di quanti pensano che i neocon siano unilateralisti compulsivi. Non basta etichettare sbrigativamente ''neocon'' autori e testi (il nuovo mantra dei nostri giorni...) per dimostrare di aver capito il messaggio di libri come questo...
27/10/2004
un libro senza gloria. Nessuna informazione, la maggior parte di quanto sostenuto dall'autore è stato accertato come falso o mera propaganda. Un libro per convincere chi è già convinto e chi ha pochissima cultura. Adatto a un pubblico americano, forse.
26/10/2004
un libro politico, di stampo neocons, vuoto di dati e documentazione. L'unico scopo di questo libercolo è creare consenso. Kagan, del resto, è un personaggio che mi ricorda luttwak, un asservito e prezzolato megafono della propaganda.

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