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Il diavolo che tentò se stesso.
Bacab è un povero diavolo d'aria, di quella specie che ha per compito di indurre uomini e donne in tentazione carnale, infilandosi in quella parte del corpo mascolino o femminino, che è il "loco del piaciri", in modo da riuscire - "strica oggi, strica dumani" - a innescare amori "pazzi ed esecrabili". Per distinguersi dalla diabolica manovalanza, Bacab accetta un compito impervio: indurre in tentazione niente meno che la pronipote della monaca di Monza... Ma quando, dopo aver "assistito" la procreazione con le dovute diavolerie, ottiene il suo scopo, il nostro diavolaccio viene convocato dal capo, l'arcidiavolo Delamaz, il quale - coda e baffetti d'ordinanza - gli annuncia che l'ha combinata grossa, perché la "parte avversa" si è risentita assai e ne è nato un grosso caso politico. Urge aprire una trattativa con "l'Arcangilo Gabriele".
Il diavolo innamorato.
Nella Napoli galante e un po' folle di fine Settecento, un giovane spagnolo, capitano delle guardie del re, accetta per scommessa di esibire il proprio coraggio sfidando il diavolo. Evocato, il demonio si materializza sotto le spoglie seducenti di una bellissima giovane donna. Innamorata e tentatrice insieme la donna-diavolo si lascia prendere dallo slancio naturale della passione, nella quale vuole a tutti i costi attrarre il soldatino. Ma ecco farsi avanti dalla terra di Spagna la cattolicissima madre del capitano: toccherà a lei cercare di sottrarre il figliolo dalle braccia della diabolica, innamoratissima tentatrice che lo ha stregato.
Traduzione e postfazione a cura di Gaia Panfili.

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