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Oscar è un "ghetto-nerd" dominicano obeso e goffo, ossessionato dalle ragazze - che naturalmente lo ignorano - dai giochi di ruolo e dai romanzi di fantascienza e fantasy. Prima che lui nascesse sua madre, la formidabile Belicia Cabral, ha lasciato la Repubblica Dominicana di Trujillo per rifugiarsi nel New Jersey, dove Oscar vive sognando di diventare il Tolkien dominicano e, più di ogni altra cosa, di trovare l'amore. Per riuscirci, il nostro eroe deve sfidare il micidiale "fukú", l'antica maledizione dominicana che perseguita i membri della sua famiglia da generazioni, condannandoli al carcere, alla tortura, a tragici incidenti e soprattutto alla sfortuna in amore. La storia di questo giovane mite e sventurato si intreccia così a quella della sua famiglia e della sua terra, che finiranno per plasmarne il destino. Una prosa vivida e giocosa incarna la molteplicità di luoghi, culture e linguaggi alla base del romanzo, passando arditamente dallo slang del ghetto allo spagnolo dominicano, dagli insulti più coloriti alle allusioni letterarie e di genere. Junot Díaz ci trasporta dalle periferie americane contemporanee al sanguinario e insieme mitico regno del dittatore dominicano Rafael Leónidas Trujillo, dove "una storia non è una storia se non getta un'ombra soprannaturale". La vicenda di Oscar assume dunque i contorni di una saga famigliare sanguinaria e sensuale, dominata dalle potenti figure femminili che fanno da contraltare a Oscar: La Inca, la matriarca che rimane a Santo Domingo a vigilare sulla famiglia con il potere magico della preghiera; Lola, la sorella di Oscar che incarna la transizione fra la donna del Vecchio e del Nuovo Mondo; e soprattutto lei, la splendida Belicia Cabral, che con i suoi amori appassionati e sfortunati ha dato origine alla storia del figlio, il quale lotterà fino alla fine per realizzare il proprio sogno con una perseveranza commovente e disperata.
27/09/2008
Un libro che mi ha lasciato insoddisfatta, grandi potenzialità di trama, ambientazione e linguaggio che non riescono a trasformarsi in un insieme coerente. La lettura risulta spezzata, troppo gravata dall'utilizzo del tutto ininfluente di termini di fantascienza (che il lettore medio immagino non consideri) e termini dominicani che per una minima parte vengono tradotti nel glossario finale, costringendo però ad un via vai frustrante dalla pagina di lettura al dizionario. Di un mondo poco conosciuto (la Repubblica Dominicana) ci vengono fornite immagini che non ci aiutano ad entrare nella complessità di un paese che è sicuramente affascinante ma che l'autore descrive con poca attenzione alle persone e molta (giustificata) avversione nei confronti delle vicende e del sistema politico. Anche i personaggi lasciano con un senso di incompiutezza, di una promessa che non viene mantenuta, restano a metà tra la grande letteratura sudamericana di grande potenza evocativa e la letteratura di emigrazione americana. Un autore che è una speranza, che forse maturerà ma che a mio parere non è da Pulitzer...
25/09/2008
Davvero un bel romanzo, che mescola tradizione e modernità proponendo una scrittura e una lingua "fresche". Caratterizzazioni dei personaggi approfondite, spiccano le figure femminili. La vicenda è anche divertente, sebbene già dal titolo la conclusione che attende la vicenda del caparbio protagonista appare scontata. In maniera un po' qualnquista potrei dire che è un libro che si legge d'un fiato ecc ecc, ma in questo caso è vero, perché la moltepicità di voci dei personaggi contribuiscono ad aprire tante porte della saga familiare che vuoi assolutamente attraversare per vedere cosa c'è al di la. Un libro che consiglio praticamente a tutti, dopo le prime pagine non si farò neanche più caso alle continue citazioni tratte dal mondo della fantascienza ne alle parole dominicane (ci sono comunque due pratici glossari a disposizione). Mi stupisce il fatto di non aver trovato nessuna recensione su questo libro a mesi dalla sua uscita. Il libro ha vinto il premio pulitzer, che non è il premio strega... leggetelo.

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