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Nel tentativo di una prima sistemazione analitica, questo volume esplora senza veli agiografici le valenze durature dei 25 anni di pontificato di Giovanni Paolo II, sia sotto il profilo dei semi lanciati e rimasti inadempiuti, sia per i pesi lordi di un passivo che non da oggi è fonte di discussione nella Chiesa cattolica e negli ambienti ecumenici. Il dialogo interreligioso, la riforma del papato, l'autocritica per gli errori del passato, l'azione per la pace, la giustizia e l'etica medica e scientifica, la critica alle logiche neoliberistiche, il nuovo confronto tra Papato e Impero sono tra gli atti - rimessi a un futuro ancora inedito della Chiesa Romana - che interpellano gli elettori della Sistina. A dispetto di alcune gesta poco felici della curia, questo leader spirituale ha accresciuto il ruolo globale del cristianesimo sulle questioni chiave del futuro umano e ha aperto con la cultura laica un confronto etico sulle derive della modernità e sulla laicità stessa. Ma nelle zone d'ombra il massimalismo veritativo, il neoclericalismo, una politica dottrinale rigida e paurosa del nuovo hanno immobilizzato le risorse della Chiesa spirituale lanciata dal Concilio Vaticano II, nutrendo una crisi strutturale del cattolicesimo coperta da una disperata bolla speculativa. Già attiva nel popolo cristiano, la domanda di una nuova riforma spirituale e strutturale della Chiesa si trova al bivio tra l'ipotesi di un cristianesimo razionalmente 'utile' - pronto a candidarsi di nuovo a 'religione dell'Impero' - e il ritorno alla 'follia della Croce'.
