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"Ti sei seduta sul divano. Lui si è messo su una sedia, davanti a te. Vi siete guardati negli occhi per un po', poi lui ha avvicinato la sedia e ha appoggiato le mani sulle tue ginocchia, poi lungo le cosce, poi ha cominciato a farti scivolare in su la gonna e intanto teneva gli occhi bassi e ti ha detto, io credo che non si possa far niente, si può fare solo questo". (Giulia Fantoni)
02/11/2005
Francesco - tokyodecadence@hotmail.com
Se a una persona piace il sesso, quelle cose le vengono in mente per forza [...] e il sesso non e' due che scopano perche' si amano e perche' vogliono metter su famiglia, il sesso e' un'altra cosa, il sesso e' la cosa sporca... In questo scorcio del racconto della Fantoni, emerge lo spirito di una notevole scrittrice sessuale. Parole estratte da una frase torrenziale, estenuante, intensa, come diverse altre nell'opera. Sono la consapevolezza di poter trovare il sesso solo al di la' delle convenzioni; fuga dalla regolarita' di una vita ordinaria. Sarebbe sbagliato usare il termine erotico per questo racconto, definirlo romanzo e' improprio. Erotico farebbe venire in mente qualcosa di stuzzicante, leggero, eccitante. Qui invece tutto si regge su una gradevole pesantezza. Gradevole perche' maledettamente reale, lirica. Si vive la sessualita' della gente comune, quindi rifugio dalla noia per tornare a essa sotto un'altra forma, non appena il piacere e' terminato. Storditi dalla lettura di frasi asciutte, oppure interminabili, o a volte addirittura banali, non si puo' non rimanere complici di questo spaccato di vita quotidiana che si riflette nel lettore. Dopo il terzo libro di Giulia Fantoni forse avremmo il diritto di sapere qualcosa in piu' su di lei; le notizie della postfazione non ci bastano. Quanto meno sarebbe giusto dare un volto a questa scrittrice sessuale.
