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Catania, prima messa del mattino nella chiesa degli Angeli Custodi. Un ragazzo si alza, avanza, uccide il parroco e poi fugge. Poco dopo viene trovato a scuola. Non nega il delitto, lo giustifica. "Era iarrusu" afferma. Possibile? Pedofilo proprio quel prete in lotta contro la violenza e il degrado del quartiere Angeli Custodi? Don Jano Platania, la cui fama si era sparsa ben oltre i vicoli intorno alla parrocchia? Maria Laura Gangemi, commissario di polizia, non riesce a crederci. Eppure fatica come non mai a concentrarsi sulle indagini. Suo figlio Andrea è in coma all'ospedale Cannizzaro, investito da un TIR la sera prima. Ora che teme di perderlo, Maria Laura misura con sgomento quanto le è estraneo quel ragazzo diventato quasi adulto mentre lei correva dietro al suo dovere. Non sapeva nulla del sodalizio che lo legava a un compagno di liceo. Quell'amico è proprio Mario Torrisi: l'assassino. Quell'amico è il nipote di don Nitto Torrisi, vecchio uomo d'onore che ancora regna sugli Angeli Custodi in virtù del potere di vita e di morte che ebbe in altri tempi. Coincidenze che innescano in Maria Laura un cortocircuito fra la necessità di fare i conti con il passato e l'urgenza di trovare la verità. Comincia così la sua corsa tra ville sontuose dove il marcio si nasconde tra le buganvillee e quartieri dove i costumi sono arcaici, le esigenze fameliche, le finalità spietate. Tra le vie di una città bruciata dal sole e battuta dal vento che scende dall'Etna. E ossessionata dal sesso, dalla ricerca del piacere, dalla smania maschile di dominio che accomuna tutti - poveri e ricchi, onorevoli, mafiosi, prelati, anziani medici e professori. Forse perché Catania stessa, la città tutta, "è femmina e odora di femmina". Perciò è corrotta, umiliata e violentata dai suoi abitanti. Anche Maria Laura è una donna violentata. Il marito, noto penalista, non le ha risparmiato anni di tradimenti, perfidie e umiliazioni, facendole scendere tutti gli scalini dell'autodistruzione. Dopo una lunga battaglia ne pareva uscita. Ma lo è davvero? La vicenda cui assistiamo sarà per lei l'estremo banco di prova.
Dopo i fastosi romanzi storici, Silvana La Spina si rivolge al presente con una narrazione rabbiosa e appassionata. E nella figura di Maria Laura Gangemi, fragile e forte, ci ricorda quanto coraggio ci vuole perché una donna ferita possa ritrovare la dignità e la voglia di vivere oltre le gole morte del disamore.
13/12/2007
Un libro davvero orrendo... dalle premesse ci si aspetterebbe un libro sulla mafia, un romanzo giallo tinto di noire... niente di tutto questo! Un inutile perdita di tempo... scritto male e per di piu offensivo per noi siciliani... non racconta nulla di vero ed e molto meno che uno di quei romanzi italiani scritti solo per vendere un paio di copie!
03/12/2007
agostino - ago240778@libero.it
Un romanzo scritto davvero bene. In questo libro c'è la storia di una donna forte nel lavoro ma che fu debole con l'amore; c'è una solitudine costruita per contrastare un uomo che non c'è piu' e che forse non c'è mai stato; c'è l'amore di una mamma per il figlio, amore che viene fuori solo quando rischia di perderlo per sempre; c'è una storia di quartieri degradati che unisce tutto questo. Un libro che è scritto veramente con uno stile coinvolgente ma sempre sottovoce, senza gridare, dove tutte le pagine sono legate tra di loro e che alla fine ti da il piacere della lettura. Non perdetevelo.
14/06/2007
L'ho letto per curiosità e sono rimasto deluso. Mi è venuto difficile finirlo. Una storia non verosimile, una scrittura noiosa condita da giudizi su una città errati e biasimabili. Malissimo.

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