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E' una notte d'agosto in Galizia in una vecchia villa di campagna... un capo del filo tenace che lega i due personaggi insieme ai lettori sta in mano a Eulalia, la quale accompagna nella casa avita la nonna morente. L'altro capo è raccolto da un visitatore inaspettato, il giovane Germán, del quale Eulalia è la zia, da anni persa di vista. I monologhi notturni della donna si alternano a quelli del ragazzo: ciascuno dei due racconta la propria storia per l'altro ma anche per se stesso. Eulalia è disorientata dalla perdita della giovinezza, mentre Germán sta cercando di sfuggire a delusioni e scetticismo. Le parole sono il loro talismano: parlano per dissipare le loro paure, per redimere il passato e colmare la solitudine in cui entrambi vivono, e alla fine si ritrovano ad aver creato fra loro una preziosa complicità. Poco più di un anno dopo la morte di Carmen Martin Gaite, scomparsa improvvisamente nel luglio 2001, Astrea offre ai lettori italiani una delle sue opere più intense scritta nel 1974 ma ancora inedita in Italia. Come la scrittrice sosteneva, la parola non raccolta da un altro resta inerte, è una 'lettera morta': così ancora una volta la sua narrazione funziona anche per noi lettori come un potente esorcismo a favore della vita.

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