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Quando c'era "Novantesimo minuto", quando Luigi Necco trasmetteva attorniato dai guaglioni del San Paolo, quando Tonino Carino era 'da Ascoli' anche le volte in cui si collegava da Ancona, quando gli 'highlights' si chiamavano 'fasi salienti', quando il popolo italiano giocava più al Totocalcio che in Borsa, quando i calciatori erano abbronzati solo a settembre, quando si poteva condurre una trasmissione sportiva senza urlare la propria fede di tifoso... Quando c'era "Novantesimo", il calcio era diverso, e anche l'Italia. Dal 1970, anno di nascita, al 2005, con la resa definitiva alla tv commerciale, "Novantesimo minuto" ha scandito la storia del nostro paese. La formula era semplice: i gol e poco più; lo spirito rivoluzionario (e forse lo sarebbe anche oggi): parlare di calcio senza prendersi troppo sul serio. E a fare lo show ci pensavano loro, 'quelli del teatrino', diretti con mano d'artista da Paolo Valenti, giornalista-gentleman. Necco. Castellotti. Gard. Vasino. Giannini. Bubba. Nomi che si mandano a memoria - come la Nazionale dell'82 o la Grande Inter -, volti che hanno fatto di "Novantesimo" una trasmissione leggendaria. Una leggenda che, oggi, vale la pena di raccontare.

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