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Il tratto distintivo dell'Italia contemporanea e delle sue istituzioni sembra essere un enorme vuoto di potere. Un sistema economico paurosamente carico di debiti, un ceto politico rissoso, bizantino e in calo verticale di credibilità a cui si affiancano dei sindacati padronali, corporativi, egoisti e sempre più autoreferenziali, e una Banca d'Italia sempre meno autorevole e credibile. Nel breve volgere di un decennio, dalla stagione di Tangentopoli a quella di Mani pulite, l'entusiasmo per un possibile cambiamento si è trasformato in cocente delusione. Tutti coloro che hanno cercato di governare l'Italia sono stati messi nella condizione di 'non nuocere': è accaduto tanto a Silvio Berlusconi quanto a Romano Prodi, tanto a Giuliano Amato quanto a Massimo D'Alema. Giancarlo Galli, commentatore economico dell'"Avvenire" e autore di libri di successo, partendo da questa serie di amare constatazioni, s'interroga su chi comandi davvero oggi in Italia, quali siano i centri di potere veramente in grado di condurre il paese fuori dalla sua crisi, dalla perdita di credibilità istituzionale e di competitività internazionale, e dove risiedano le migliori speranze per il futuro. Perché, come lui stesso conclude, all'Italia sarebbe necessario molto poco per tornare grande.

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