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Stupidario a chi? Questo è un libro serissimo, anche se si ride dalla prima pagina all'ultima. Anche se è pieno di ambulanze che viaggiano a sirene spietate, anelli impestati di diamanti e automobili fuorisede con il salvasterzo. L'autore, d'altra parte si sa, è uno studioso. Esperto di enigmistica e linguaggio, studia l'allegria delle parole. Per questo libro ha raccolto le "frasi matte" inviate dai lettori di "Lessico e Nuvole", la rubrica che tiene sul "Venerdì di Repubblica". Le ha ordinate e ha dato loro un senso, ma senza esagerare. Ci sono strafalcioni di ogni genere, cartelli "incantati", dichiarazioni maldestre, follie del sistema T9 per gli sms, lapsus. Compresi gli ubriacanti dribbling verbali di Giovanni Trapattoni ("Non vogliamo prendere uno qualunque per fare del qualunquismo"...). Ci sono sciami di parole ribelli, imbizzarrite, deragliate, dotate di sorprendente sapienza involontaria. Ricordano ad esempio che non bisogna dare alito ai pettegolezzi, mettere il dito nella piastra, piangere sul latte macchiato e, soprattutto, nominare il nome di Dio in bagno. Perché tanto, prima o poi, tutti i nodi vengono a galla. E insinuano inauditi dubbi storici, sostenendo che in Vietnam l'esercito statunitense buttava le bombe al nepal. Ci voleva Stefano Bartezzaghi per farsi trascinare con coscienza e leggerezza nel paese dei balocchi delle frasi impazzite, dare nobiltà agli inciampi e alle smagliature del linguaggio, ridere senza riguardi delle bucce di banana del parlato. E regalarci la prima collezione di strafalcioni che non è uno stupidario.

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