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I bambini sono filosofi, si dice. Hanno uno sguardo acuto, un orecchio fine, e sono puri di cuore. Il giovane narratore di questi racconti sul mondo e sulla famiglia è un bambino di otto anni che riflette sui piccoli grandi perché della vita: la nascita e la morte, l'anima e il corpo, il tempo, la verità e la menzogna, i sogni, gli oggetti, i sentimenti, gli affetti, ma anche i misteri della fisica, come la luce e le condizioni atmosferiche. Nei suoi soliloqui le esperienze ovvie di tutti i giorni assumono dimensioni inaspettate, fatti normali in casa, a scuola, nel condominio si colorano a sorpresa di sfumature non convenzionali. Dalle domande sulla forza di gravità (siamo sicuri che la forza che fa cadere il panino appartenga alla Terra e non al panino?) a quelle esistenziali sul sé e sull'altro da sé: insieme al giovane protagonista si scopre il mondo come se fosse stato appena creato, come se noi fossimo stati appena creati, con occhi non ancora appannati dai preconcetti sociali e culturali. Dopo "C'è nessuno?" di Jostein Gaarder e "Che bello" di Philippe Delerm, un piccolo zibaldone, intelligente e poetico che, attraverso le domande e le osservazioni sul microcosmo familiare, apre illuminanti spiragli sul più vasto panorama della vita. Età di lettura: da 10 anni.

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