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All'inizio del XIV secolo, mentre i Mongoli dell'Iran minacciano di invadere il sultanato mamelucco e i Crociati bordeggiano senza sosta lungo le coste della Siria-Palestina, portandovi guerra e terrore, il più grande pensatore musulmano del tempo, Taqi al-Din Ibn Taymiyya, scrive a un sovrano crociato residente a Cipro. Nella sua epistola, egli chiede di liberare i prigionieri musulmani o almeno di trattarli con benevolenza e di non imporre loro a forza il battesimo; ma ciò che rende soprattutto interessante il testo è la straordinaria lezione di religione comparata che accompagna le sue richieste, nella quale Ibn Taymiyya vanta i meriti dell'Islam e invita il suo corrispondente a riflettere sui fondamenti della 'vera religione': La "Lettera a un sovrano crociato", nella quale i motivi umanitari si innestano sul classico genere letterario della disputa islamo-cristiana, offre dunque al lettore la possibilità di ascoltare la viva voce di un autore unanimemente considerato come uno dei principali punti di riferimento del 'fondamentalismo islamico'.
Introduzione;
1. Ibn Taymiyya da Harran a Damasco;
2. Contro i Mongoli e gli 'innovatori';
3. Dal carcere alla corte del sultano;
4. Ancora Damasco, la prigione, la morte;
5. Il giureconsulto contestatario;
6. Ibn Taymiyya, il 'gihad' e il fondamentalismo;
7. La Lettera a un sovrano crociato (al-risalat al-Qubrusiyya) ;
8. Una risposta da Cipro;
Note;
Lettera a un sovrano crociato;
Nota alla traduzione;
Note;
Cenni bibliografici.
