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Nel 1986 esperti di demografia americani trovarono le prove di una spaventosa ecatombe. Grazie alla pubblicazione di nuove statistiche, calcolarono che in Cina, tra il 1958 e il 1962, erano scomparsi oltre trenta milioni di persone. E che una simile tragedia, probabilmente, era dovuta alla fame. Questo è il primo libro a rivelare i fatti che si nascondono dietro le cifre. Sulla base di centinaia di interviste e documenti inediti, Jasper Becker dimostra come la politica agraria del tempo sia stata la causa di una terribile carestia, unicamente dovuta alla miopia umana. Il Grande balzo in avanti fu un tentativo grandioso ma utopico: Mao Tse-Tung cercò di abolire il denaro e la proprietà privata, e promise che le comuni del popolo avrebbero portato al primo paradiso comunista in terra; invece, anche nelle regioni più fertili, morirono milioni di contadini, mentre i sopravvissuti erano ridotti a scheletri, costretti a cibarsi di erba e cortecce. Attraverso il vivido racconto di testimoni oculari, l'autore descrive come schiavitù, terrore, cannibalismo, tortura e prigionia fossero fenomeni di ordinaria amministrazione in tutta la Cina. Paradossalmente, una catastrofe di tali dimensioni venne celata da funzionari di ogni livello per timore di rappresaglie da parte di Mao che, all'oscuro di tutto, si mostrò sempre più convinto della validità del Grande balzo in avanti, fino a quando la "carestia segreta" non raggiunse il suo apice, innescando una lotta di potere all'interno del Partito comunista.
Le pagine appassionate di Becker, oltre a far luce su un episodio poco noto, non ancora riconosciuto ufficialmente dall'attuale governo cinese, invitano a riflettere sugli assurdi meccanismi del potere, sull'insidia di un inganno che potrebbe ripetersi.

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