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Considerato lo studente più intelligente della Polonia meridionale, quando nel 1939 i nazisti invasero il suo paese, Stanislaw Lem dovette pagare un falsario per occultare le sue origini ebraiche, trasfigurando così il suo presente e il suo passato. Si fece assumere come meccanico in un'officina dove escogitò una serie di guasti a scoppio ritardato che i tedeschi subirono senza mai riuscire a risalire al responsabile. Partecipò attivamente alla resistenza e all'organizzazione creata per convogliare nel ghetto cibo e medicine. A partire dalla sua terribile esperienza, Lem scrisse tra il 1948 e il 1950 questa storia ambientata in un ospedale psichiatrico, una sorta di inferno governato da un direttore crudele, dove si è rifugiato a lavorare il giovane medico protagonista. Attorno all'ospedale impazza l'altro inferno, quello spietato dell'occupazione nazista. A un certo punto, alla ricerca di alcuni ebrei che si sospetta si facciano passare per malati di mente, questo secondo inferno abbatte le porte del primo. Tale descrizione della guerra, associata a quelle di pratiche crudeli verso i malati di mente, non piacque alla censura polacca.
08/01/2007
Raffaele C. - rafcabal@alice.it
Veramente un bel romanzo: non mi sarei mai aspettato che il noto scrittore polacco avesse scritto un’opera letteraria di tale intensità, piena di spunti di riflessione al di fuori del campo fantascientifico.Complimenti all’editore che ha avuto il merito di riproporcelo a distanza di oltre cinquant’anni dalla prima edizione polacca.

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