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"Ho scritto "L'italiano - Lezioni semiserie" per denunciare le violenze contro la nostra lingua, ma non chiedo condanne. Lo scopo è la riabilitazione. Scrivere bene si può. L'importante è capire chi scrive male, e regolarsi di conseguenza. Questo è un libro ottimista, e ha un obiettivo dichiarato: aiutarvi a scrivere in maniera efficace (un'email, una relazione, una tesi o un breve saggio: la tecnica non cambia). Si parte dal Decalogo Diabolico e si arriva ai Sedici Semplici Suggerimenti (metà appresi da Montanelli, metà ispirati a Flaiano). Ogni capitolo si chiude con un test o un quiz: una forma blanda di sadomasochismo, che certamente apprezzerete. Scrivo per mestiere dal remoto 1979 - avevo ventidue anni, i capelli neri e l'avverbio facile - e penso di conoscere alcuni trucchi. Trucchi onesti, che si possono insegnare (per esempio: come usare i due punti, il più sexy tra i segni d'interpunzione; come scegliere un aggettivo; quando rinunciare al congiuntivo: come evitare due 'che' in una frase, tanto brutti da essere illegali). Quindici anni fa ho scritto "L'inglese - Lezioni semiserie" (aggiornato fino al 2002, venti edizioni Bur). Adesso voglio provarci con l'italiano. Sono convinto che si possa imparare a scrivere bene, senza troppa fatica, e divertendosi. Se non ci riuscirete, mi prendo la colpa. Se ce la farete, sarà merito vostro. Affare fatto?"
22/09/2007
Andrea Laforgia - a.laforgia@gmail.com
No, non lascia un buon sapore. Tanto per rispondere all'autore, prima del lungo e tantino (sì, ''tantino'' l'ho detto per dispetto) noioso Post Scriptum finale. E siccome a S. piace la gente diretta dall'inizio, ecco qua: non lo comprate. Il prezzo è troppo alto. Troppo serio per un libro semiserio. Uno più ''comico'' di 5 euro andava bene. E gli si sarebbe perdonato di più. E' vuoto: poche parole, pochi concetti disordinati e pochissimi spunti realmente interessanti. Nulla, comunque, che non possa ugualmente venire fuori da una discussione di mezz'ora tra persone di media cultura. L'ho letto in tre giorni, perché poco denso; va liscio come l'acqua non perché sia scorrevole (bizzarro che abbia dovuto rileggere un capoverso in cui raccomandava al buon scrittore di non costringere il lettore a rileggere), ma solo perché non si incontra mai alcun ostacolo un tantinello (tie') sostanzioso. Ho dato un voto 1/5 sperando che non si intenda che il libro m'è piaciuto per un quinto. Perché non mi è piaciuto proprio. S. è troppo poco fiducioso delle capacità di chi legge e tende ad insistere troppo sul concetto di scrittura come scultura: bisogna togliere. Così, a furia di tagliuzzare e potare, riduce il linguaggio adoperabile da uno scrittore a una cosa striminzita, minimale. Con la quale di sicuro non si sbaglia. Ecco il punto. Io non mi fido di un professore che mi toglie i ciottoli davanti perché io non inciampi; mi fido più di chi me li mostra perché sia io ad evitarli. Impressione personale: nelle pagine si respira costantemente l'ossessione dell'autore per la conquista di una donna. Non c'è esempio in cui non s'affretti a consigliare questa o quella tecnica, al fine di accaparrarsi una donzella. Scherza, certo, ma che palle! A giudicare dalla foto in copertina, si intuisce anche il perché di tanta frustrazione. Concludo dicendo che il ''Sursum corda'' e la sua sottile ironia (''le ultime parole di Saddam'') contenuto in uno dei tanti insulsi Sadoquiz, è talmente vergognoso da bastare - lui solo - a chiudere a pagina 70.
21/09/2007
Un libro eccellente. Non lasciatevi ingannare dal titolo: queste lezioni sono serissime, oltre che semplici, chiare e scritte piacevolmente. Consigliatissimo.

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