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Da sempre, il sistema politico degli Stati Uniti consente a qualunque raggruppamento di cittadini (che sia una multinazionale del petrolio, un'associazione ambientalista, una setta religiosa o un'industria di armi da fuoco) di finanziare e, soprattutto, di influenzare deputati, senatori e candidati alla Casa Bianca, creando, così, un gruppo di pressione, una cosiddetta 'lobby'. Niente è meno scandaloso, in America, dell'attività di una lobby; niente è più ovvio che una categoria di persone si organizzi per fare pressione sui suoi rappresentanti eletti. E tuttavia, quando, nel marzo 2006, John J. Mearsheimer e Stephen M. Walt pubblicarono sulla "London Review of Books" l'articolo che è all'origine di questo libro, suscitarono uno dei dibattiti più accesi degli ultimi decenni. Mentre il loro saggio veniva scaricato da Internet da trecentomila persone in tre mesi, gli autori erano, alternativamente, sottoposti a un furioso tiro incrociato di critiche o accolti con la gratitudine che si riserva a chi finalmente infrange un tabù intoccabile. Cosa rende così esplosiva l'indagine di due stimati accademici su una lobby paragonabile a decine di altre negli Stati Uniti? Il fatto che si tratti della "lobby di Israele". Secondo i due studiosi, infatti, l'appoggio incondizionato che l'America ha sempre fornito allo stato ebraico, sia in termini economici che militari e politici, non è giustificabile, se non in minima parte, con motivazioni strategiche o morali: la vera ragione di un rapporto così speciale risiede nel grande potere di influenza che una coalizione informale di gruppi e individui impegnati nella difesa degli interessi nazionali di Israele possiede nei confronti del parlamento, del governo e della stessa presidenza degli Stati Uniti. Accusati di proporre con nuovi argomenti le vecchie ossessioni dell'antisemitismo e di non fornire prove sufficienti a supporto delle loro tesi, Mearsheimer e Walt hanno deciso di trasformare il loro saggio in un libro, documentatissimo e rigoroso, da sottoporre all'opinione pubblica mondiale. "La Israel lobby e la politica estera americana" sostiene, con chiarezza e implacabile spirito dialettico, che, dalla guerra in Iraq alla questione palestinese, dall'Iran alla Siria, al Libano, spesso gli interventi americani in Medio Oriente hanno ottenuto effetti contrari all'interesse nazionale degli Stati Uniti. Secondo gli autori, la Israel lobby danneggerebbe anche le relazioni degli Stati Uniti con i suoi più importanti alleati, accrescendo per tutti i paesi occidentali i pericoli del terrorismo islamico globale.
25/11/2008
Bush appare la vittima della lobby ebraica, un burattino guidato da mani esperte e decise, insensibili ad ogni voce di buon senso. Hanno ragione gli ebrei ad accusare questo libro di antisemitismo. Il guaio è che tutto smbra documentato in modo molto rigoroso. Tutto appare credibile ed è confermato anche dalle recenti tensioni con l'Iran. Dotare Israele della bomba atomica è diventato un elemento di debolezza e non di forza. Nel frattempo non è uscito niente di rilevante - mi sembra - che abbia contraddetto le opinioni di Mearsheimer e Walt.

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