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Scritto e pubblicato nell'anno della prematura scomparsa, "Il riflusso della marea" narra la storia di tre uomini: un ex impiegato vigliacco, un ex scrivano farabutto e un ex capitano di marina che, in preda all'ubriachezza, aveva provocato il naufragio di una nave. Falliti nella vita e rifugiatisi nelle isole del Pacifico, i tre si trovano implicati in un balordo tentativo criminale, destinato a travolgerli definitivamente. Il romanzo è incentrato sul drammatico contrasto fra le bellezze di un mondo ancora intatto e la corruzione morale che segue come una maledizione l'uomo civilizzato. Stevenson racconta ancora una volta la lotta fra il bene e il male, in un apologo che apre la strada ai grandi eroi contradditori di Joseph Conrad, da Almayer a Lord Jim. La rinnovata forza di ispirazione trovata dallo scrittore nel suo soggiorno a Samoa ha prodotto un gioiello narrativo che è forse il suo più moderno, quello che più si allontana dalle avventure ottocentesche e già preannuncia il romanzo del Novecento. "C'è una marea nella faccende umane", scrive Stevenson: una marea che, come in Jekyll e Hyde, obbliga inesorabilmente l'individuo al confronto fra ciò che è giusto e ciò che è sbagliato, fra la caduta e la redenzione.
Con tre lettere inedite dell'Autore e uno scritto di Lloyd Osbourne.
15/03/2007
Renzo Montagnoli - rmontagnoli@alice.it
Il 1894 è l'anno in cui Robert Louis Stevenson muore, dopo lunga malattia, in un'isola del Pacifico e "Il riflusso della marea" è l'ultimo suo romanzo terminato poco prima del prematuro decesso. E' indubbio che l'autore debba la sua fama a opere come "L'isola del tesoro" e "Lo strano caso del Dottor Jekill e di Mr. Hyde", romanzi che costituiscono, soprattutto il secondo, una pietra miliare nella letteratura del XIX secolo; con questo, però, non intendo dire che "Il riflusso della marea" sia un risultato minore, perché, per certi aspetti, rappresenta l'apice del percorso letterario di Stevenson, preconizzando il grande romanzo del novecento. Infatti, l'aspetto avventuroso, pur presente, non è il tema centrale della narrazione che volge invece a rappresentarci con realismo la corruzione morale, tanto più accentuata, quanto più l'uomo tende a civilizzarsi. I protagonisti sono tre uomini irrimediabilmente segnati dal loro destino, da un degrado da cui non riescono a uscire e di cui anzi finiscono con il compiacersi in una sorta di autocommiserazione che li porterà a una caduta definitiva, senza possibilità di risorgere. La visione dell'umanità di Stevenson è inoltre rivoluzionaria per l'epoca e già era stata introdotta con la vicenda del Dottor Jekill e Mr. Hyde: non esistono esseri solo buono o solo cattivi, ma ci sono due componenti opposte e continuamente in lotta che garantiscono la sopravvivenza, quasi fosse una specie di gioco di equilibrio. Quando il male soverchia il bene, la discesa all'inferno è inevitabile, in una sorta di autodistruzione tale da rappresentare una compiaciuta punizione. Come mia abitudine non accennerò altro della trama, comunque interessante, al di là degli autentici contenuti dell'opera. Ritengo invece doverosa una parola almeno allo stile dello scrittore che, abbandonata l'opulenza dell'inizio del secolo, riesce, quasi scarnamente, a rappresentare paesaggi dando loro una visibilità da immagine fotografica; con la stessa tecnica l'atmosfera di putrefazione morale viene progressivamente a prendere corpo, in una trasmissione del senso che il lettore coglie senza accorgersi, perché è viva, pregnante, accompagna i personaggi che con il loro fare le danno vita. Il riflusso della marea, quindi, ha titolo per rientrare fra i grandi classici della letteratura.

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