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Murray Thwaite, affascinante giornalista liberal di mezza età, è l'"imperatore" della scena artistico-letterario-mediatica newyorkese, il "venerato maestro" intorno al quale orbitano i personaggi di questa dark comedy sofisticata e ironica, "divisi tra Grandi Idee e l'ultimo party": Marina, la bellissima figlia di Murray, che a trent'anni vive ancora con i genitori e tenta invano di scrivere un libro sulla moda per bambini; Danielle, la migliore amica di Marina, produttrice televisiva emancipata e intelligente ma pronta a cadere nella trappola di una relazione vagamente incestuosa con Murray; e Julius, il vulnerabile e promiscuo critico gay che si innamora di un pericoloso principe azzurro di Wall Street. Due nuovi arrivi alterano l'equilibrio del terzetto di amici: Ludovic, un australiano dal fascino discutibile che seduce Marina per introdursi nella cerchia ristretta e insidiare la reputazione di Murray; e Ciccio, il giovane e disadattato nipote di Murray, che con ingenuità tutta provinciale finisce per aiutare Ludovic nella poco nobile impresa.
La storia si svolge dal marzo al settembre del 2001, immediatamente prima e dopo l'attacco dell'11 settembre, in un turbine di ricevimenti e vernissage, premi letterari e matrimoni aristocratici, lussuosi appartamenti su Central Park e monolocali bohémien nel Village. Il crollo delle Twin Towers rischia di spazzar via anche il castello di bugie su cui Thwaite ha costruito la propria fama ed esistenza, insieme ai sogni e alle illusioni dei suoi figli, veri e metaforici...
In questa commedia di costume narrata con uno stile trascinante e con implacabile precisione psicologica, Claire Messud mette a nudo i retroscena del mondo degli intellettuali progressisti e nello stesso tempo traccia il ritratto di una generazione di trentenni ansiosi di trovare uno spazio sul palcoscenico del mondo, saldamente occupato da padri e maestri non proprio saggi e benevoli.
22/07/2007
Elisabetta Bolondi - bolondi@tiscali.it
I narratori americani sono straordinari: Claire Messud riesce in questo lungo e profondo romanzo a darci uno spaccato della vita di un gruppo di intellettuali newyorkesi alla vigilia della tragedia del crollo delle twin towers a tratti straordinario. Il romanzo ha forse il difetto di essere troppo lungo, alcuni personaggi sono forse troppo osservati nelle loro ripetute nevrosi, ma il quadro socio-culturale che emerge, il ritmo drammatico che ci tiene legati a molte pagine davvero ben scritte, la particolarità di alcuni dei personaggi costruiti dall'autrice, le numerose citazioni letterarie, sempre appropriate, rendono questo libro avvincente e intenso: nuova anche l'idea di scegliere un periodo storico così vicino, così apparentemente noto, ma in questo caso visto con altri e diversi occhi.Davvero eccellente la descrizione di alcuni ambienti di New-York, soprattutto vista nei suoi interni, estremamente ricchi e pieni di glamour, ma anche tragicamente poveri, come solo nel terzo mondo avviene di incontrare. Tutte le contraddizioni dell'occidente opulento ma infelice sembrano concentrarsi nella trama del libro, di cui consiglio la lettura agli appassionati di Tolstoi, Dostojevski e Faulkner!!!Ah, l'imperatore del titolo suggerisce una metafora di Napoleone Bonaparte, ovviamente...

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