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La simultanea presenza nel mondo in cui viviamo di una degradante miseria per la maggioranza del genere umano e di un'opulenza senza precedenti per pochi privilegiati induce due tipi di atteggiamento, antitetici ma speculari: lo sterile pessimismo di chi ritiene inutile ogni tentativo di cambiare lo status quo e l'inguaribile ottimismo di chi spera che, prima o poi - anche senza sapere come e perchè -, le cose miglioreranno per tutti. Protestando, pur se in modi talora discutibili, contro il dispiegamento incontrollato su scala planetaria dell'economia di mercato nella sua variante capitalistica, i movimenti no-global ci costringono a riflettere sui valori e sull'etica sottesi all'odierna concezione del 'mondo globale'. Amartya Sen, premio Nobel 1998 per l'economia, sostiene che il problema non è rinunciare alle conquiste della scienza e ai vantaggi forniti dalla tecnologia, nè agli incontestabili benefici che derivano dal vivere in società aperte anzichè chiuse, ma come fare buon uso della liberalizzazione dei rapporti economici e dei risultati del progresso tecnico-scientifico in modo che tutti i paesi, inclusi quelli del Terzo Mondo, possano fruirne per conseguire uno sviluppo adeguato. Secondo l'economista indiano, tale sviluppo non consiste soltanto nel mero possesso di più ampie conoscenze e in una maggiore ricchezza di beni materiali, ma anche e soprattutto in un processo di trasformazione sociale che elimini le principali fonti di 'illibertà', vale a dire fame, povertà, ignoranza, malattia, mancanza di democrazia e sfruttamento indiscriminato delle risorse ambientali. La strada da percorrere è quella del rafforzamento delle istituzioni che, superando i confini nazionali, contribuiscono a estendere e consolidare la libertà degli individui, agenti attivi del cambiamento. Efficaci programmi alimentari, sistemi sanitari adeguati e una diffusa scolarizzazione incidono in maniera determinante sulle capacità produttive delle popolazioni e, di conseguenza, sono concreti fattori di crescita economica. Lo sviluppo globale è quindi una straordinaria opportunità ma, per essere colta appieno, richiede la contemporanea - e altrettanto globale - promozione di ogni forma di libertà politica e sociale.
12/01/2003
Mauro Bruno - frvfrc@yahoo.it
L'autore è un assiduo frequentatore dei circoli aristocratici\culturali inglesi; ha sposato una ricchissima ereditiera, è docente a Cambridge. Beneficinado di tutti gli aspetti positivi del capitalismo.................sputa sul piatto dove mangia.

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