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Genitori che amano troppo e figli che non riescono a crescere


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C'era una volta la famiglia patriarcale, i padri padroni, le donne sottomesse, i figli asserviti e trascurati. Oggi, per fortuna, non c'è più: al suo posto c'è una famiglia fondata sull'amore, in cui i genitori adorano i figli e i figli non possono che amare i genitori. Ma siamo proprio sicuri che vada bene così? L'amore, anche quello per i figli, non sfugge mai agli smarrimenti del cuore e alle oscillazioni affettive: eppure chi ammetterebbe incertezze e momenti di stanchezza nel rapporto con il proprio bambino? L'affetto di un padre e di una madre è per definizione senza ombre e senza fine, perfetto e immutabile: ma lo scopo di un'educazione riuscita non è quello di rendere indipendente il bambino, di renderlo capace di spezzare l'unità della famiglia d'origine per farsene un'altra? Caroline Thompson, psicanalista e terapeuta, si è resa conto nel suo lavoro che nelle famiglie di oggi è l'amore che regola ogni aspetto della convivenza, che maschera e nasconde tutti i conflitti, che viene invocato come unico fondamento dell'educazione. Si è verificata una inversione di ruoli per cui non sono più i genitori a guidare i figli, ma sono i figli a dover sostenere i genitori smarriti, vittime di angoscia di separazione. E più i genitori sono angosciati, più i figli sono sommersi dal senso di colpa e oscillano tra sottomissione e ribellione, senza riuscire a trovare la via dell'indipendenza. Il figlio è sovrano, ma è un sovrano prigioniero del suo regno. C'è il prigioniero acquiescente, che non vuole abbandonare per nessuna ragione la casa dei genitori. E c'è il prigioniero ribelle, che rende la vita di famiglia un inferno, ma che almeno segnala il bisogno di acquisire un'identità al di fuori del rapporto familiare. Davanti ai nostri bambini, siamo disposti tutt'al più ad ammettere di essere colpevoli di troppo amore, ma di quel troppo non vogliamo ammettere la violenza. Ci facciamo vanto di trattarli come pari, e non ci accorgiamo che così non gli consentiamo di vivere la loro infanzia e non assolviamo al nostro compito di genitori che si fonda sulla differenza e non sull'affinità. Non ci accorgiamo che amare troppo i figli significa anche esporli alla nostra delusione, perché non sempre riusciranno a essere all'altezza delle nostre attese. Significa pretendere che essi ci amino a loro volta. Significa privarli della libertà impedendo loro di emanciparsi.


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