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La tesi di questo libro è tutt'altro che banale, e assolutamente concreta: ci sono molte ragioni, soprattutto egoistiche, per essere buoni. Secondo l'autore infatti "abbiamo tutto da guadagnare nell'essere buoni con i nostri simili e con il mondo che ci circonda, e molto da perdere nel non esserlo". E non si tratta di vaghe consolazioni morali, bensì di veri e propri vantaggi tangibili. Einhorn si serve di ricerche scientifiche e dati statistici per mostrare ad esempio che compiere buone azioni genera un piacere fisico simile a quello ottenuto con alcune droghe; che la bontà produce una sorta di effetto domino che finisce per investire positivamente chi l'ha innescato; che al contrario dei luoghi comuni, è la bontà, e non la spietatezza e le angherie, che porta al successo; e che sempre, a dispetto di ciò che si pensa, per i buoni è più facile anche trovare un partner. Non bisogna d'altra parte confondere la bontà con la "falsa bontà", col comportamento passivo e arrendevole. I falsi buoni sono tendenzialmente stupidi, solitamente repressi, spesso aggressivi, comunque dannosi. La vera bontà invece è attiva, fattiva, coraggiosa. Non significa sempre e per forza rispettare le regole o dire la verità, e ha poco a che fare coi sensi di colpa. Essere buoni è una vera e propria arte, richiede attenzione e intelligenza, quella che l'autore chiama per l'appunto "intelligenza etica". Ecco allora che questo libro, scorrevole, diretto e pieno di esempi pratici, diventa anche una chiave magica per sciogliere i piccoli e grandi dilemmi etici davanti a cui ci troviamo nella vita di tutti i giorni. E raggiungere la felicità e il successo attraverso l'inattesa arma della bontà.

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