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Tredicesima e ultima tra le epistole latine di Dante secondo il canone fissato da Ermenegildo Pistelli, l'"Epistola a Cangrande" presenta una struttura alquanto singolare, che la assimila in qualche misura al genere della lettera-trattato. Questo testo, di tradizione diretta piuttosto tarda (i più antichi manoscritti pervenutici risalgono alla metà del 15 secolo e contengono soltanto la prima sezione, quella più propriamente epistolare, dell'opera), è stato ed è tuttora oggetto di discussioni concernenti la sua parziale o totale autenticità e il valore delle indicazioni che esso offre ai fini dell'interpretazione complessiva della "Commedia". Il lavoro che qui si propone all'attenzione degli studiosi è in primo luogo il frutto di un completo riesame della tradizione, che ha prodotto risultati largamente innovativi e tali da far cadere le più vistose ragioni delle riserve finora avanzate sulla paternità dantesca dell'epistola e sulla possibilità che essa sia stata redatta dal poeta a "Commedia" compiuta. Il processo che ha condotto alla costruzione del testo critico è rigorosamente documentato nelle pagine introduttive, in modo tale da porre il lettore in grado di valutare, anche con l'ausilio del minuzioso apparato e delle note di commento, la fondatezza di ogni singola scelta.
Edizione con testo a fronte.

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