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Tra Ottocento e Novecento l'irruzione della modernità fu, a Parigi e a Budapest, un fenomeno tanto repentino quanto eccitante. Le minoranze ebraiche delle due capitali, che da poco avevano cominciato a emanciparsi da antiche condizioni di subalternità ed emarginazione, furono le più pronte a cogliere i segni della nuova stagione di progresso che si stava aprendo. Riccardo Calimani ripercorre le vicende storiche degli ebrei francesi e ungheresi ricordando le tappe fondamentali del loro lungo e travagliato itinerario di integrazione e descrivendo la 'personale inquietudine' e le trame esistenziali di intellettuali che diventarono esponenti di primo piano della cultura europea del XX secolo. Per la Francia - dove la Rivoluzione del 1789 segnò una svolta epocale anche per gli ebrei degli altri paesi - i nomi più prestigiosi sono quelli di Émile Durkheim, il fondatore della sociologia moderna, e del suo geniale nipote Marcel Mauss; Marcel Proust, autore di un capolavoro letterario come "Alla ricerca del tempo perduto"; Henri Bergson, il filosofo dell'evoluzione creatrice; Marc Bloch, l'insigne storico trucidato dai nazifascisti; Raymond Aron, uno dei politologi più brillanti e raffinati del secolo scorso. Se in Francia gli ebrei si sentivano più francesi dei francesi, in Ungheria - la cui comunità ebraica era la più numerosa, influente e assimilata d'Europa - essi si mostrarono più ungheresi degli ungheresi, realizzando nel patriottismo e nella completa 'magiarizzazione' (adozione della lingua nazionale e cambiamento di nome e cognome) il desiderio di cancellare secoli di discriminazione. In questo ambiente crebbero intellettuali, per citare solo i più noti, come Gyórgy Lukàcs, filosofo e teorico della letteratura; Ferenc Molnàr, autore del celeberrimo "I ragazzi della via Pal"; Sàndor Ferenczi, psicoanalista allievo e amico di Freud; Arthur Koestler, il più 'inquieto' ed 'errante' di tutti (aderì al sionismo e al comunismo, ma poi, in "Buio a mezzogiorno", denunciò aspramente le aberrazioni del sistema politico e ideologico sovietico). Eppure, malgrado gli sforzi compiuti per rompere con il passato, sia in Francia sia in Ungheria la marea montante dell'antisemitismo impedì che venisse superata quella che in modo sempre più sinistro e aggressivo veniva evocata come la 'questione ebraica'. Con "Ebrei eterni inquieti", terzo volume della trilogia composta da "Destini e avventure dell'intellettuale ebreo" e "Passione e tragedia", Calimani completa la mappa dell'intellighenzia ebraica europea nel momento del suo massimo splendore e, paradossalmente, della sua massima angoscia, accerchiata come fu dal clima d'odio e di sospetto in cui si crearono le premesse dello sterminio.

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