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Durante le campagne di Grecia e di Russia e durante l'occupazione della Iugoslavia, alcuni ufficiali del Regio esercito si sono resi protagonisti di episodi repressivi brutali nei confronti delle popolazioni civili, accusate di complicità con i nuclei di resistenza partigiana. Nel dopoguerra i governi di Mosca, Belgrado e Atene hanno formalmente richiesto la consegna di questi ufficiali, per ognuno dei quali è stata fornita la relativa documentazione, ma le richieste non hanno avuto nessun seguito. Gianni Oliva ricostruisce questa pagina drammatica della vicenda bellica italiana ed esplora le ragioni storiche e politiche che hanno indotto la diplomazia internazionale a passare sotto silenzio i nomi dei protagonisti e i particolari di questi crimini.

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