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"Alla stregua di un antico galeone che ha trascorso anni in mare, il cristianesimo si è incrostato di abitudini e atteggiamenti nel suo viaggio attraverso i secoli, e sta compiendo il tragico errore di confondere gli avvenimenti storici e il loro portato teologico e culturale con la verità eterna" scrive Richard Holloway, ex vescovo di Edimburgo, nell'introduzione di questo suo nuovo libro. Nel precedente, "Una morale senza Dio" Holloway aveva contestato il ruolo del cristianesimo come fondamento per un'etica adatta ai nostri giorni. Una tesi condivisibile, che tuttavia sollevava un'altra questione: se l'etica e la fede non coincidono, che bisogno abbiamo del cristianesimo? La risposta di Holloway è chiara e convincente: il messaggio di Cristo non ha perso la sua forza, e trasmette valori a dir poco 'adeguati' ai nostri tempi come l'amore e la pietà. La vera difficoltà, piuttosto, consiste nello svincolare tali valori dalla struttura dogmatica che li contiene: per superare l'ostacolo, Holloway non esita a smantellare la dottrina cristiana, scomponendola e ricomponendola, secondo un processo affascinante. Così il suo nuovo libro diventa una riflessione colta, pacata e concreta, che coinvolge campi in apparenza lontani fra loro: la teologia e la filosofia, naturalmente, ma anche la politica e l'economia, la poesia e il cinema. Con l'obiettivo di fare piazza pulita dei preconcetti e riscoprire l'essenza della religione cristiana, restituendo alle sacre scritture tutta la loro portata rivoluzionaria.

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