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Il percorso di un protagonista: Giorgio Napolitano racconta in forma autobiografica l'impegno democratico del Partito comunista italiano, le sue battaglie per la trasformazione della società italiana e il conseguimento di fondamentali conquiste sociali e civili. Ne emerge al contempo un quadro severo delle contraddizioni di fondo del Pci, riconducibili alla sua matrice rivoluzionaria e al legame ideologico e politico con l'Unione Sovietica, che finirono per provocarne il declino. Tra i momenti di maggiore interesse, spiccano il dibattito sul primo centro-sinistra, l'aspro confronto del 1965-66 nel gruppo dirigente del Partito, il dissenso dall'Urss per la repressione in Cecoslovacchia, la strategia del compromesso storico e la scelta della politica di solidarietà democratica, il successivo arroccamento e isolamento del Pci, lo strappo con Mosca. In un'analisi senza reticenze, scorrono in queste pagine le tensioni della politica italiana, i drammi della sinistra divisa, il travagliato approdo degli eredi del Pci al socialismo europeo. Su tutto si stagliano la vicenda intellettuale e politica di una figura di grande spicco, il suo sincero riformismo sostenuto tra molte difficoltà all'interno del Pci, le sue prove di uomo delle istituzioni.
Premessa
1942-1953. L'incontro con la politica, le prime esperienze nel Pci
1953-1962. In Parlamento e nel Meridione in un'Italia che cambia
1963-1968. Involuzione del centro-sinistra, contrasti nel Pci, dissenso dell'Urss sulla Cecoslovacchia
1968-1975. Dopo il Sessantotto: la politica culturale del Pci
1976-1979. La prova della «solidarietà democratica»
1979-1984. Gli ultimi anni di Berlinguer: «diversità» e isolamento del Pci
1984-1989. Il lento cammino del Pci in anni di stagnazione istituzionale
1989-1992. La contrastata nascita del Pds
1992-1998. Da Montecitorio al Viminale
1999-2004. L'approdo europeo
Indice dei nomi
16/04/2007
Giuseppe Nativo - giusnati@tin.it
Un'autobiografia che va alle radici di un binomio indissolubile fatto di dedizione alla Repubblica e militanza politica e che mette a nudo, in 'un'analisi senza reticenze', le tensioni della politica italiana, i drammi della sinistra divisa, il travagliato approdo degli eredi del Pci al 'socialismo europeo' in un arco temporale che va dal 1942 al 2004. 'Una storia singolare' che per la 'sua ricchezza e problematicità' merita di essere meglio illuminata. E' questo l'incipit del volume 'Dal Pci al socialismo europeo' (Laterza, 2005, pp. 354), giunto alla sesta edizione, con cui l'autore, Giorgio Napolitano (attuale Presidente della Repubblica), si avvia a tracciare l'autobiografia politica per dare testimonianza della sua esperienza attraverso la compiuta esplorazione di ricordi, riflessioni 'di chi ne sia stato tra gli attori non secondari', 'rivivendo le tensioni del passato' e non risparmiandosi 'un esame severo' nel momento in cui ha 'sentito che era giusto e doveroso'. Inizia così la navigazione temporale affidata al suo diario di bordo fatto di riscontri su documenti d'epoca, su tracce lasciate dall'attività svolta nel corso della sua esperienza politica ai vertici del Pci e, in particolare, alla testa della corrente riformista. Napolitano racconta oltre sessanta anni di storia sociale e politica d'Italia ma anche tanti episodi inediti che, 'per la loro drammaticità dei tempi e delle prove', segnano e temprano, nella prima metà del '900, personalità appartenenti a generazioni più anziane della sua. Il testo si rivela, pertanto, uno strumento per rileggere i punti cruciali delle tappe storiche della nostra repubblica attraverso le travagliate vicende del Pci-Pds. Dalle prime esperienze in campo politico ai momenti più sofferti della storia del Pci, come le problematiche connesse all'invasione sovietica della Cecoslovacchia; dalla contestazione del 'Sessantotto' agli anni di piombo; dalla tempesta di Tangentopoli fino ai fatti più recenti. Il tutto filtrato da uno stile razionale, misurato e convincente di un uomo che ha dato molto alle istituzioni: è stato deputato al Parlamento per 10 legislature (a partire dal 1953), Presidente della Camera dei Deputati (1992-1994), Ministro dell'Interno (1996-1998), Presidente della Commissione Affari Costituzionali del Parlamento europeo dal 1999 al 2004. Almeno tre sono i motivi per intraprendere l'interessante lettura dell'autobiografia politica di Napolitano: innanzi tutto per meglio comprendere il percorso (costellato da perplessità, incomprensioni e dolorose fratture) che ha portato il Partito ad abbracciare la causa del 'socialismo europeo'; in secondo luogo per conoscere più a fondo l'uomo politico che ha vissuto il momento di tale cambiamento; non ultimo, per la capacità di fornire una panoramica degli ambienti della cultura italiana ed europea che hanno avuto una notevole influenza sulla storia novecentesca del pensiero economico e politico. Giuseppe Nativo

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