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Cosa accade quando la cultura incontra una struttura politica, amministrativa, una macchina organizzata? Accade che o la "macchina" decide di rischiare e quindi di lasciare libera la cultura di manifestarsi; oppure succede che la "macchina" ottura i pori più pericolosi della cultura e, alla fine, la lascia agonizzare. Il duello che racconta Vittorio Sgarbi in "Clausura" è proprio questo: libertà della cultura o clausura. Non c'è margine di trattativa. O l'una o l'altra. Due anni alla guida dell'Assessorato alla cultura di Milano. Due anni di idee, battaglie per difendere valori assoluti e non negoziabili, opere che l'ignoranza amministrativa non può consentire di distruggere e che l'indifferenza quotidiana non può far dimenticare. Due anni di polemiche per affermare che il dio denaro, gli automatismi inerti della burocrazia, l'ignavia non devono avere la meglio sulla cultura. E all'appello non mancano niente e nessuno in questo libro: suor Letizia (Moratti), frate Clemente (Mastella), Glisenti, l'Expo, Berlusconi, Veltroni, l'Ara Pacis, le Pale Eoliche, la valle del Belice e molto altro. Perché la Clausura di Milano si diffonde per tutto l'arco della penisola e ha due sinonimi: interessi e ignoranza. Ma ripartire si può. Da Salemi.
03/05/2009
Una stella in meno per l'eccessivo dilungarsi su episodi milanesi; nel complesso il libro è ricco si spunti interessanti, forse molto più comprensibili per un cittadino di Milano o Salemi, ma comunque ricco di elementi su cui riflettere. Il tutto è amalgamato con la simpatica arroganza e presunzione che contraddistingue l'autore, dotato indubbiamente di una profonda cultura.

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