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Da Abbas Kiarostami a Marjane Satrapi, da Azar Nafisi a Shohreh Aghdashloo, da Shirin Neshat a Daryush Shayegan si raccolgono qui le voci di chi ama e vive l'Iran, per spezzare il silenzio del luogo comune e del pregiudizio con cui gli occidentali - complici i mass media - pensano all'antica Persia. Sono le storie di professionisti della parola e delle arti visive che conoscono l'Iran dall'interno per esserci nati e cresciuti, e dall'esterno perché dalla loro patria si sono allontanati, chi per scelta, chi per necessità. Sono le voci diverse e uguali dello scrittore, del giornalista, del saggista, del regista, del docente, dell'attrice, del filosofo, della poetessa, dell'artista. Una raccolta di interventi che con disincanto mettono in luce le contraddizioni e i paradossi di una 'teocrazia' dipinta dagli organi di informazione nostrani come la suprema minaccia alla pace mondiale. Ciascuno a suo modo, dalla prospettiva della sua attività e della sua storia personale, racconta la propria patria attraverso la vita quotidiana e la cultura, facendo emergere la sofferenza di un Paese oppresso da un regime totalitario ma che conserva la voglia di vivere, sognare e sperare. Contro la miopia dell'Occidente, alcuni dei più famosi autori iraniani alzano un velo su una realtà ancora da scoprire.
Ringraziamenti;
Introduzione, Lila Azam Zanganeh;
La materia di cui sono fatti i sogni, Azar Nafisi;
Ero convinta di essere bianca, Gelareh Asayesh;
Come si fa a essere persiani?, Marjane Satrapi;
Verso la mullahcrazia, Reza Aslan;
Morte di un manichino, Mehrangiz Kar;
L'ultimo capitolo del libro dell'Esodo, Roya Hakakian;
Donne senza uomini. Conversazione con Shirin Neshat;
Il sesso al tempo dei mullah, Azadeh Moaveni;
Così si legge Kundera a Teheran, Naghmeh Zarbafian;
Mondi sfuggenti, Daryush Shayegan;
Il sapore del mio cinema. Conversazione con Abbas Kiarostami;
Un giardino più verde del sogno di Dio, Babak Ebrahimian;
"Don't cry for me, America", Negar Azimi;
Recitare mi fa sentire libera. Conversazione con Shohreh Aghdashloo;
Teheran sotterranea, Salar Abdoh.

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