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Quando le guerre durano troppo è difficile capire dove l'una finisce e l'altra comincia. 1945. Niente più combattimenti. Rese delle armate sconfitte. Cessati i bombardamenti. Sterminato popolazioni civili. Incenerito per la prima volta esseri umani con la bomba atomica. Gli eserciti sembrano prossimi a smobilitare, ma nel farttempo un'altra guerra prende inizio. La gente che si abitua a tutto, anche al peggio, non se ne accorge più di tanto. Per credere alla pace le basta che il cannone taccia un po' più del solito. O che i soldati non vadano troppo a zonzo per le frontiere altrui. Così agli starteghi e ai generali, per proclamare urbi et orbi che è scoppiata un'altra guerra, non basta dividere il mondo in due. Né ci si può limitare alle propagande urlanti, alle urla dei leader contrapposti, all'atttivismo dei militari tornati subito ai discorsi bellici. Per far capire che un'altra guerra è iniziata le parole non bastano più: occorre una nuova idea. Serve una Frontiera coi fiocchi. Presenza che non sfiguri davanti alla guerra mondiale che si è appena conclusa. Frontiera dunque ma solida e robusta. Capace di durare anni, forse decenni. In grado di essere al tempo stesso confine, confine e campo di battaglia. Muraglia invalicabile e porticina delle meraviglie, per la quale la storia e le trae dei potenti,possano procedere a ingarbuglaiti intrecci. E le spie possano trovare mimetizzati varchi. Nasce così la Cortina di Ferro, palcoscenico e quinta di quella Guerra Fredda della quale qui si va a narrare la fantastica Storia. Storia così fantastica da sembrare, talvolta, vera storia di una guerra vera.
