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Molte voci risuonano in questa autobiografia collettiva: sono quelle di chi negli anni '60, in Italia, ha vissuto il passaggio dall'adolescenza alla maturità e nel '68 ha contribuito a un evento di grande portata.
Le voci e le esperienze di ognuno sono intrecciate da Luisa Passerini; la sua volontà di ascoltare e interpretare nasce dall'itinerario complesso che lei stessa percorre nella propria memoria. Il racconto soggettivo e autoironico in cui l'autrice rielabora le proprie esperienze - la fragilità dell'infanzia e la rivolta adolescenziale, l'amore, la politica, la festa di un'età più adulta - si alterna a capitoli più analitici e ragionati in cui rivolge l'attenzione ad altri uomini e donne della sua generazione, per rievocare e confrontare i comuni percorsi di formazione negli anni Cinquanta e Sessanta, l'esplosiove comunicativa e creativa del '68, gli esiti degli anni Settanta. Muovendo dalla memoria più intima e dolorosamente creativa, quella psicanalitica, la scrittura si snoda fra passato e presente, fra coralità e voce solista; in modo vitale e affascinante, dal buio e dal vuoto della crisi iniziale fioriscono i colori, le emozioni e i gesti con i quali l'autrice ricostruisce la rete di relazioni fra la sfera privata e quella pubblica. L'interpretazione storica passa così attraverso l'analisi della maturazione sentimentale di una donna, e, reciprocamente, le stratificazioni dell'identità femminile si rivelano nelle esperienze collettive degli ultimi decenni: la politica della nuova sinistra, le lotte dei movimenti di liberazione, il movimento delle donne.

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