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Un fuoco che non si estingue. lacopone è la sua voce. Furiosa e dolce, arresa e inquieta. Come di uomo che è stato afferrato dal destino. Alle sue laude hanno bevuto le parole delle più dolci preghiere o delle più forti invettive. Ha cantato la manifestazione e il segreto dell'uomo. E la manifestazione e il segreto di Dio. Ha guardato nella durezza delle prove umane. Carcere, lutto, divisione. E ha visto ogni cosa chiamare l'Amore, ha messo il suo canto in quel richiamo. Poeta dell'inizio e della fine, voce da cui germinano le voci della grande poesia italiana, da Dante a Ungaretti a Rebora. (Davide Rondoni)
La poesia di Jacopone da Todi, di Giuseppe Ungaretti;
Introduzione;
Fugio la croce, cà mme devora;
Or chi averia cordoglio vorriane alcun trovare;
Vorria trovar chi ama;
O iubelo de core;
O Regina cortese, eo so' a vvui venuto;
Sapete vui novelle de l'Amore;
Sì como la morte face a lo corpo umanato;
Iesù Cristo se lamenta de la Eclesia romana;
O amor de povertate;
O Amor, devino Amore;
O Amor, devino Amore, perché m'ài assidiato?;
Amore contraffatto, spogliato de vertute;
O derrata, esguard'al prezzo;
O vita penosa, continua bataglia;
Quando t'alegri, omo d'altura;
Lo pastor per meo peccato, posto m'à for de l'ovile;
Donna de Paradiso;
O castetate, flore;
O papa Bonifazio, molt'ài iocato al mondo;
Senno me par e cortisia;
Amor de caritate, perché m'ài ssì feruto.
Il curatore.

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