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La formazione della moderna medicina legale viene ripercorsa in questo volume alla luce della figura di Paolo Zacchia (1584-1659). La sua opera ha esercitato una larga e capillare influenza in Italia e in Europa nell'impostazione della dottrina giuridica e nell'esercizio delle pratiche medico-legali sino alla caduta dell'Antico Regime, ed anche in seguito. Tra le tematiche affrontate da Zacchia e riprese in questo libro incontriamo l'esame peritale delle ferite, il controllo delle patologie dei carcerati, le possessioni diaboliche, le tecniche di accertamento del veneficio, la qualificazione dell'ermafroditismo, il ruolo della tortura nella procedura giudiziaria. A questi nodi problematici si affiancano nuove evidenze documentarie sulla biografia di Zacchia, sulla ricezione nella sua opera dei testi della tradizione classica e sulla fortuna dei suoi scritti nella letteratura scientifica dell'Ottocento. I diversi saggi del volume mostrano efficacemente le forme e le modalità, ora collaborative ora conflittuali, dell'intreccio disciplinare che si costruisce fra la medicina e il diritto. Vengono così proposti in queste pagine nuovi dati e nuove riflessioni sulla storia dei saperi medici, sulla elaborazione del diritto e la sua applicazione nelle aule giudiziarie e sulla storia sociale dei percorsi professionali dal Cinquecento all'Ottocento.

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