Non è rimasto granché, nella vita, ad Antonio José Bolívar Proano: i suoi tanti anni, una capanna sulla riva del grande fiume, una fotografia sbiadita di una donna che fu sua moglie e i ricordi di un'esperienza - finita male - di colono bianco ai margini della foresta amazzonica ecuadoriana. Ma nella sua mente, nel suo corpo e nel suo cuore è custodito un tesoro inesauribile, accumulato da Antonio quando decise di vivere 'dentro' la grande foresta, insieme agli indios shuar: quella sapienza particolare, quell'intimo accordo con i ritmi e i segreti della natura, quel rispetto per la magia delle creature che il grande mondo verde gli ha insegnato, e che nessuno dei famelici gringos - giunti da più o meno lontano per sfruttare e distruggere quel mondo - potrà mai capire. Soltanto un uomo come Antonio, dunque, potrebbe adempiere al compito ingrato di inseguire e uccidere il 'tigrillo', il felino accecato dal dolore per l'inutile sterminio dei suoi cuccioli, che si aggira minaccioso per la foresta a vendicare sull'uomo, su qualsiasi uomo, la propria perdita. La storia di questa epica caccia, di questo confronto continuo fra la vita e la morte, è svolta in sequenze narrative vibranti e tese, straordinariamente avvincenti, e arricchite, per di più, di una sottile risonanza simbolica: nella lotta fra Antonio e l'animale (il lettore potrebbe tornare, con la memoria, alle pagine mitiche del "Vecchio e il mare") viene giocata, in realtà, l'eterna gara dell'uomo con se stesso. E il temibile felino, anziché rappresentare il nemico, si fa emblema inquietante di un oscuro senso di colpa collettivo: quello che tormenta le coscienze di fronte allo scempio della natura ferita. Canto d'amore dedicato all'ultimo luogo in cui la terra preserva intatta la sua verginità, il romanzo di Sepúlveda ci porta, insieme all'ardore della denuncia, un'irriducibile capacità di sperare. E di sognare, come ancora succede ad Antonio José Bolívar Proano quando legge i suoi diletti romanzi d'amore.
20/11/2007
Ho finito ieri di leggerlo e l'ho trovato uno dei più bei romanzi che mi sono capitati negli ultimi tempi; i luoghi come sono stati descritti fanno venir voglia di visitarli. Quello che mi è piaciuto meno è la fine che hanno fatto quei poveri animali,ma nonostante tutto è uno dei libri che preferisco.
04/09/2006
Ammetto con non poca vergogna, di aver scoperto da poco Sepulveda, e devo dire che il suo modo poetico di raccontare vicende lontane geograficamente ma attuali è a dir poco coinvolgente... un capolavoro!
06/01/2006
splendido. per l'atmosfera tipicamente sudamericana, per lo stile inconfondibile di Sepùlveda, per la semplicità con cui questa storia sa intrecciare molti temi, e per quell'alchimia che talvolta riesco a trovare con i libri fin dalla prima pagina...
25/11/2005
...e' per qsto che dovete leggerlo!!!! Un uomo ai margini della foresta equadoriana,dotato di notevole senso pratico e discretamente acculturato, che parla della sua vita passata e di quella presente,in cui e' coinvolto in una caccia all'animale molto tesa!
25/11/2005
Un libro fantastico, il primo che ho letto di questo autore, capace di legare temi d'amore, sofferenza umana, solitudine, alla critica verso fenomeni come la colonizzazione, il disboscamento (''i coloni rovinavano la foresta costruendo il capolavoro dell'uomo civilizzato: il deserto''), ma anche la corruzione politica. Lo consiglio a tutti
25/11/2005
ho letto questo libro per caso e fin dalle prime sillabe me ne sono perdutamente innamorata.ogni virgola,ogni accento nasconde un respiro affannoso che ti rapisce e non ti fa staccare gli occhi da quelle pagine che nascondono un mondo assolutamente sconosciuto,che agisce come una calamita sul tuo animo.sembra di essere veramente nella foresta a caccia del felino...veramente al di la' di ogni immaginazione la forza di questo scrittore!!!!

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