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Che cos'è un intellettuale, qual è il suo ruolo nella nostra società? Che cosa significa essere scrittori, non solo per la propria epoca ma lasciando un'eredità storica? Se lo scrittore deve assumere un compito critico verso il proprio tempo e la propria società, può ancora pretendere di rivestire un ruolo politico? C'è un senso nell'evento chiamato "Maggio '68" e nell'esperienza drammatica del socialismo reale che ha segnato la storia del secolo passato? Queste domande ritmano i saggi e le interviste raccolti nel volume e scandiscono la riflessione sartriana tra il 1965 e il 1973, un periodo cruciale in cui il filosofo e scrittore francese stava redigendo la biografia di Gustave Flaubert (L'idiota della famiglia), la sua ultima grande opera, continuando a svolgere una lucida osservazione critica del presente. Ne emerge una riflessione filosofica di grande densità, condotta mediante un lavoro incessante di interrogazione sul senso delle parole. Al contempo e quasi per contrasto si delinea la figura di un intellettuale a tutto campo: quella dello stesso Sartre.
07/11/2010
Felicissimo corollario di quella ricerca verso "un fondamento politico all'antropologia" ricordata in'intervista di Sartre del 1960, il volume contiene -oltre al meraviglioso "L'universale singolare" dedicato a "Kierkegaard come avventura"- anche l'ideale prosecuzione di "Che cos'è la letteratura", cioè il saggio "Lo scrittore e il suo linguaggio", tutto giocato sull'incondizionato appello allo scambio dialettico tra le 'libertà' dello scrittore e del lettore miranti ad intercettare le più riposte pieghe del 'silenzio' dietro lo'stile'(autentico significato,mai totalmente oggettivabile quanto non lo è l'atto in atto della singolarità dell'esistenza comunicativa, dell'opera letteraria e della decifrazone critico-ricostruttiva del lettore). Il volume -oltre all'azzeramento, in direzione di una nuova teorizzazione libertaria, della tradizionale identità gerarchica dell'intellettuale classico ed alla conseguente delineazione di un nuovo intellettuale collettivo (derivante dal 'gruppo in fusione' presentato pochi anni prima nel primo tomo della "Critica della ragione dialettica") contenuti,tra l'altro,nell'intervista al "Manifesto"-, segna l'esplicitazione e la tematizzazione del ruolo giocato sulla matura riflessione sartriana - almeno a partire dalla fine degli anni Quaranta - da Merleau-Ponty, già ampiamente omaggiato nel saggio "Merleau-Ponty,vivo" (non presente in questa silloge), del quale si sottolinea l'ancoraggio alla "carne del mondo" quale multiversa ed infinita propulsività dell' "Essere selvaggio", quale interminabile interrogazione ontologica sempre aperta a nuove,inedite interpretazioni basate sulla libertà costitutiva del singolo uomo interagente con le altre libertà in direzione di una nuova - post-husserliana - intersoggettività. Libro da acquistare IMMEDIATAMENTE, anche al fine di scrollare di dosso a Sartre certi aspetti oramai datati per farne invece emergere una nuova dimensione della libertà individuale e collettiva ed una rifondazione di un post-marxismo che si abbevera a molteplici fonti non ortodosse.
