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"La commedia, la scena, la scenografia, la regia ben fatta, la buona interpretazione, devono essere vere. La semplice verità può nascere da una predisposizione naturale o da anni di duro studio, sono affari vostri e di nessun altro. Le lusinghe della fama, del denaro, della sicurezza sono cose meravigliose. A volte devono essere placate, a volte bisogna scenderci a compromessi - come in tutti i campi della vita. Che cosa è vero, che cosa è falso, che cosa è, in fin dei conti, importante? Non è segno di ignoranza non conoscere la risposta. Ma costituisce un gran merito affrontare queste domande." (Dadid Mamet). Prefazione di Francesca Serafini.
09/08/2011
Da uomo di teatro, spettatore ed attore, non ho potuto che apprezzare queste pagine: solo la prefazione, ricca di citazioni e riferimenti, basterebbe per ritrovarsi satollo. Il testo è strutturato in tre parti: una che si rivolge alla struttura del dramma, una che riguarda il lavoro di regia e l'ultima che si rivolge agli attori. Ed è proprio in quest'ultima parte, che vi sono a mio avviso, le parole più belle e profonde, capaci di dar giustizia al "to play" che è summa di ogni azione. Da pag 311 - "L'arte non fiorisce grazie alle sovvenzioni e non fiorisce nelle scuole di recitazione; è qualcsoa di più spaventoso, di più sordido, di più divertente e di più vero delle certezze di un istruttore. La sua essenza è la stessa dell'anima. E' il contrario della visione razionale del mondo, e quindi corre il rischio di essere disprezzata. Coltivarla, invece che disprezzarla, è il compito dell'artista".

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