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Raymond Cartier - un "grande" del giornalismo internazionale - pubblicò quest'opera trent'anni dopo la fine della seconda guerra mondiale, quando l'immensa documentazione, diplomatica e militare, dei vari paesi in conflitto era ormai diventata accessibile. Egli ha così potuto attingere tra l'altro agli archivi del Pentagono, prendere visione degli interrogatori dei criminali di guerra a Norimberga, consultare le memorie dei grandi protagonisti, da Churchill a De Gaulle, da Eisenhower a MacArthur. Ne è risultata una sintesi storica a tutt'oggi fondamentale, che offre al lettore un quadro d'insieme degli avvenimenti, delle loro cause e delle conseguenze che ancora gravano sul presente. "Ma lo sforzo maggiore" scrive lo stesso autore "è stato compiuto nell'intento di presentare una tragedia, il cui ritorno è per noi oggi inconcepibile, attenendosi il più possibile alla verità ed evitando che qualsiasi altra considerazione potesse travisare i fatti. Per quanto definita mondiale, la guerra è stata quasi essenzialmente una guerra europea. Essa viene qui descritta da un europeo nel pieno rispetto di tutti i popoli d'Europa i quali, attraverso gli eccessi di una lotta fraticida, hanno finalmente trovato la via verso l'unità".
