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Attraverso un'ampia documentazione storica, "La ricchezza e la povertà delle nazioni" affronta il problema più grave e urgente del pianeta: il divario crescente tra i ricchi e i poveri. Nel corso degli ultimi 600 anni, i paesi più ricchi del pianeta sono stati quasi tutti europei. Alla fine del XX secolo la bilancia ha iniziato a inclinarsi verso l'Asia, dove paesi come il Giappone si sono sviluppati con inedita rapidità. Ma perché alcune nazioni sono state privilegiate mentre altre sembrano destinate a restare per sempre nella miseria? Riprendendo la riflessione di Adam Smith, David S. Landes ricostruisce la lunga storia della ricchezza e della potenza nel mondo.
13/02/2006
Marco S. Jäggi - marco.jaeggi@jempartners.ch
Pragmatico, chiaro ed essenziale, non teme confronti nell'analisi sulle ragioni del benessere di cui gode il mondo occidentale. Il tutto dando una chiave di lettura che, senza dimenticare le responsabilità oggettive, dimostra l'importanza delle scelte politiche, dei ''paesi poveri''. È evidente che a lettori abituati a mediare i dati storici ed economici attraverso le lenti della visione antiliberale, l'interpretazione di Landes risulta inacettabile. Ma proprio questo ne accresce, se possibile, il valore.
04/02/2003
ho già scritto la recensione di questo libro come tesina di un seminario del mio esame di laurea, ovvero storia moderna. la mia recensione che allora fu molto lunga e circostanziata si dilungò parecchio sui vari aspetti socio-economici che sottendono l'opera. essa fece tesoro della lezione dei vari studiosi che caso per caso consacrarono la propria vita allo studio degli svariati argomenti sviscerati da landes. volendo molto sintetizzare ciò che dissi in quella relazione si può ritenere che lo storico statunitense abbia cercato di guardare alla storia internazionale in un'ottica di lunga durata accostandosi in questo alla maniera braudeliana di trattare di storia senza per questo ottenere gli stessi risultati. la sua opera infatti perde nettamente il confronto ed i suoi intenti vengono mortificati dai risultati raggiunti. la leggerezza a cui assai spesso si assiste fa pensare più ad un'opera narrativa che di ricerca storica. a volte ci si imbatte anche in espressioni poco felici che risentono più di polemici accenti che poco hanno a che fare col periodo in questione: dalla lettura di alcuni capitoli sembra di assistere al contrasto di civiltà fra l'occidente e tutto ciò che non è occidente, proprio degli anni in cui viviamo. si può infine affermare che più che una storia mondiale il saggio sia uno studio della storia del popolo europeo, come tale indistintamente trattato, dall'epoca dell'impero romano ai giorni nostri. il più grosso problema di landes è di trattare la storia mondiale tutta con fonti e saggi scritti da europei che danno solo una visione parziale della storia mondiale. per questo il saggio nasce limitato in sè e manca gli obiettivi prefissati.

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