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L'autore è Abu Bakr Ibn Bàjjah, conosciuto in Occidente come Avempace (m. 1139). Tra i primi commentatori di Aristotele, fu uno dei maestri spirituali di Averroè ed ebbe un profondo influsso anche su Maimonide. Il regime del solitario è la sua opera più famosa e storiograficamente si richiama a fonti platoniche (soprattutto La Repubblica) e aristoteliche. Avempace critica la società maghrebina e andalusa del suo tempo. Il filosofo dovrebbe essere incaricato di governare la città, ma nelle società perverse deve estraniarsi, divenire un solitario e cercare la perfezione spirituale allontanandosi dalla materia e congiungendosi con l'Intelligenza Agente. È la prospettiva della felicità mentale che tanto successo ebbe anche nella filosofia latina medievale. Siffatta prospettiva potrebbe implicare una sorta di indifferenza morale, ma il filosofo resta un animale sociale, anche se una forte dimensione di mistica intellettuale è introdotta nell'analisi politica.

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