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Fine anni Settanta: un aereo partito da Tokyo e diretto a Londra via Roma, causa agitazione sindacale, sosta alcuni giorni in Pakistan, a Rawalpindi. Fra i passeggeri, due ministri di religione: un italiano, missionario cattolico fra i buddisti del Giappone, e un giapponese, missionario Zen fra i cristiani d'Italia. Quella sera, i due condividono la stessa camera di un albergo presso la moschea della città, messo a disposizione dalla compagnia aerea. L'ardore dei musulmani che si precipitano alla preghiera è la scintilla che accende fra i due la miccia di un dibattito serrato, libero da ogni etichetta e maschera. Dichiarano di sentirsi rivali nella visione della vita e di temersi l'un l'altro; quindi si lanciano accuse sulle reciproche debolezze. "Il cristianesimo è violento fino al midollo: io buddista non mi farò mai cristiano!", afferma il monaco dello Zen. "Il buddismo è narcisismo di pratiche religiose: io cristiano non mi farò mai buddista!", risponde il missionario cristiano. Da questo scontro frontale, che pare condannare al fallimento ogni tentativo d'incontro, ha invece inizio l'affascinante avventura spirituale narrata in questo libro, genuina testimonianza della via del dialogo interreligioso tra Vangelo cristiano e Zen buddista. Sì, perché il dialogo ha un senso ed è fecondo di una nuova speranza solo se è spoglio e cordiale, e se è capace di resistere alla tentazione di fingere. Quando il missionario cristiano giunge a sperimentare lo Zen intrinseco alla sua anima, avverte crescere dentro di sé l'amore per Cristo. E si sente vero amico del suo rivale.
03/01/2009
Un libro che si legge al ritmo del respiro: si accoglie con gratitudine la salubrità di un'aria che non è inquinata da bigottismo e fondamentalismo e perciò capace di nutrire la vita interore. Ci lascia sospesi ad assaporare ed interiorizzare gli eventi che si susseguono, lasciando de-positare la vita che vi scorre. Si sente il desiderio di comunicare e condividere i nuovi orizzonti spirituali che si sono scoperti. Alla fine, grazie a questo libro, ci si rende conto di aver respirato la vita nella sua intima verità.
20/07/2006
Questo non vuole essere un commento al libro ma vuole soltanto esprimere un sincero ringraziamento a padre Luciano per la chiarezza, la coerenza e la passione con cui ha espresso il suo pensiero. Da alcuni anni sono una lettrice dei volumi scritti da padre Luciano, ma in questo libro ho trovato alcuni passaggi che hanno dato ristoro al cuore e alla mente. Un grazie veramente di cuore a lui e anche a tutti coloro che cooperano affinché questo nuovo orizzonte sia visibile anche a chi non fa parte, diciamo così '' degli addetti ai lavori ''.
06/07/2006
elisa - massa_elisa@yahoo.it
uno scambio di lettere sincere tra un monaco dello zen e un padre saveriano, incontrati per caso, sono l'inizio di questo libro. inizia un cammino, un intenso cammino, nell'anima dei due uomini. due uomini chiamati ad essere missionari l'uno nella terra dell'altro: il monaco zen in italia e il padre saveriano in giappone. un confronto sincero e illuminante sulla vita, sulla fede. il tutto discusso, patito e sofferto da un uomo prima ancora di riconoscersi uomo di chiesa; un uomo vivo che ha il coraggio di aprire le sue più profonde riflessioni al cuore, con la semplicità delle parole. come due lettere inaugurano l'inizio di questo intenso cammino nell'animo umano una la chiude, rivolta alla chiesa, istituzione cattolica. come si legge nella prefazione al libro, non è rivelando il finale che si può rovinare una qualche sopresa al lettore, ma è il cammino che sfocia in questa conclusione la vera gioia nuova di questo libro. da leggere perchè illumina il cuore! squarci di luce nuova, di sincerità, di amore, di apertura verso l'universo......
