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Nei primi mesi del 1988, poco prima di morire, Raymond Carver ha raccolto in questo libro una cinquantina di poesie scritte soprattutto nell'ultimo periodo della sua vita, segnato dalla consapevolezza della malattia fatale. Questi testi sono una dichiarazione d'amore per la vita e per il lavoro di scrittore, di un attento osservatore delle sublimi debolezze e dei quotidiani eroismi dell'animo umano, proprio nel momento in cui si trova a rivolgere a tutto questo un addio. Un addio senza lacrime, però, e perfino consolatorio nei confronti di "chi resta". Con una introduzione di Tess Gallagher e una postfazione di Salman Rushdie.
07/10/2003
Raymond Carver ci lascia il suo testamento poetico. Già ammalato, con la fedele Tess accanto, prova a recuperare tutto quello che resta del suo cammino di uomo, narratore, poeta. Il risultato è, manco a dirlo, sorprendente. Poesie di altissima intensità, quotidiane, stridenti, dolcissime, addirittura ''salvifiche'', nel senso che oggi può avere una poesia che si proponga di schiudere il cuore e l'anima alla domanda di sempre: ''Cosa resta?''. Poesie come ''I piedi'', o ''Che cosa ha detto il dottore'', fino a quella che dà il nome alla raccolta, sono momenti che rimangono impressi nel cuore di ognuno e nella letteratura contemporanea, o, forse, di ogni tempo. Cosa resta, allora, alla fine di tutto? ''Sentirsi amati'', risponde Raymond, in una delle tante indimenticabili pagine di questa raccolta. EPOCALE EPOCALE
