Di parole ne sono morte a centinaia, in Europa, nel nostro secolo. Con la fine della civiltà contadina si sono estinti interi settori di quel vocabolario popolare che ha dato i nomi, nel corso del tempo, a piante, animali, fenomeni atmosferici, oggetti quotidiani. Gian Luigi Beccaria ha ricostruito i tratti di questo mosaico perduto riannodando trame dimenticate ma a lungo radicate nel sottofondo della nostra cultura, parole ancora vive o malvive qualche generazione fa e poi di colpo sommerse. E' il sacro tema portante che unisce e raccorda i segmenti compositi del variegato intreccio linguistico: dietro alle parole si intravvedono le corrispondenze tra il nome e un soprannaturale incombente, una magia sottostante, il "mondo di sopra" e il "mondo di sotto", positivo e negativo, ordine e disordine, paradiso e inferno. Attraverso i nomi del mondo affiorano miti, favole, riti e leggende, si muovono demoni, folletti e creature fantastiche. Superstizioni e credenze secolari hanno fatto sedimentare un repertorio ricchissimo di parole-spie, "fossili" che testimoniano le esperienze dei nostri antenati e che risuonano tuttavia vivaci nella contemporaneità, continuando a dare un senso a quel che ci circonda.

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