"Mi piace il mio lavoro, amo battermi,
odio perdere, non mollo mai. Se esco ammaccato,
fa niente. Scrivere è come fare la lotta, mi piacciono le cicatrici". James Ellroy
Microspie, intercettazioni telefoniche, perquisizioni, lettere diffamatorie. Pedinamenti. Calunnie. Manipolazioni. Insinuazioni. Niente di nuovo sotto il sole - si dirà - infatti quella che (purtroppo per noi) può sembrare una casuale raccolta dei titoli dei nostri quotidiani è una storia già accaduta, o meglio, reinventata da James Ellroy nel suo ultimo romanzo Il
sangue è randagio che conclude la trilogia di culto cominciata con American
tabloid e seguita da Sei pezzi
da mille. Un’opera complessa e potente con cui lo scrittore californiano ha messo in scena, tra il 1958 e il 1972, una gigantesca guerra tra il male (il crimine organizzato alleato con il capo dell'Fbi, J. Edgar Hoover e il miliardario Howard Hughes) e il bene, rappresentato da Bob Kennedy e Martin Luther King. Il romanzo parte proprio dopo i loro omicidi, nell’estate del 1968 quando gli Stati Uniti affrontano disordini e speculazioni politiche, informatori e politici corrotti, poliziotti marci e agenti speciali che costruiscono prove false con foto rubate. Come di consueto, una straordinaria raccolta di documenti storici consente ad Ellroy di costruire la sua personale visione dell’epica americana alle soglie del Watergate, rispettando con grande precisione la cronologia dei fatti reali e la biografia dei veri personaggi, in un romanzo dove ritroviamo Howard Hughes e J. Edgar Hoover, l’FBI che si infiltra fra i militanti afroamericani e le operazioni della Mafia nell’America Latina. In questa cornice si tratteggiano le storie dei tre protagonisti che attraversano una rete di crimine e razzismo, in una trama noir che solo il genio di Los Angeles poteva rendere così solida.
Di James Ellroy, nato nel 1948 in quella Los Angeles protagonista dei suoi romanzi, si sa già tutto o quasi. A partire dal brutale assassinio della madre - uccisa da uno sconosciuto quando lui aveva solo dieci anni - passando per una giovinezza spesa tra piccola delinquenza, alcool e droga, carcere, vagabondaggi e sregolatezze che hanno segnato la sua storia personale, fino ad arrivare al momento in cui decise di cominciare a scrivere, diventando uno dei più grandi autori crime e noir contemporanei.
Il romanzo che lo rivela al grande pubblico è Dalia
Nera, che dà il via alla celebre tetralogia di Los Angeles ed è ispirato a un caso di omicidio irrisolto avvenuto a poca distanza da dove il giovane Ellroy abitava. A questo seguono Il
grande nulla, con tre personaggi indimenticabili che si muovono in una dannata Los Angeles degli anni Cinquanta; L.A.
Confidential, il cui adattamento per il cinema ha portato alla vittoria di due premi Oscar e White
Jazz, una storia che indaga i collegamenti tra l'ambiente del pugilato professionistico e la malavita, raccontata in prima persona dal tenente David Klein, poliziotto corrotto, soprannominato l'Esecutore a causa della sua carriera di assassino su commissione.
Le trame sono sempre fittissime, i personaggi numerosi e le situazioni si intersecano con la precisione di un puzzle, così come la sua scrittura dallo stile telegrafico e inimitabile che ribalta le regole del noir. Perché, come lo stesso Ellroy dichiara, quando ci si accosta ai suoi libri: “Bisogna leggere, prestando la massima attenzione. Non si può divorare un mio romanzo tutto d’un fiato. Bisogna avvicinarsi cautamente, cominciando da un brano e poi continuare aumentando di volta in volta le pagine, per impadronirsi di tutto, per familiarizzare con la complessità del testo. Ci vuole allenamento”. Ellroy si definisce un grande narcisista, un egoista perduto nel vortice dell'attenzione di sé e sostiene di nutrire tre ossessioni: il delitto, la lingua e le donne. Passioni che sono il leitmotiv dei suoi romanzi, a cominciare da I
miei luoghi oscuri, dove Ellroy riapre l’indagine sull’assassinio della madre, passando ancora per L’angelo
del silenzio, un viaggio senza ritorno nella mente spietata di un serial killer e Scasso
con stupro dove, ancora una volta, un’antica ossessione ritorna dal passato. Amatissimo da milioni di lettori in tutto il mondo, James Ellroy è quel che si dice un maestro: per la sua scrittura liquida e frenetica, per le sue trame che sono storie negli anni più inquieti degli Stati Uniti e la vita sconosciuta di quanti, poliziotti, agenti della Fbi, investigatori privati, squillo, miliardari, maniaci, campioni del mondo, quegli anni vissero in un paesaggio che sa di profondo inferno.
Athena Barbera
Marzo 2010
Il sangue è randagio
American tabloid
Sei pezzi da mille
I miei luoghi oscuri
Dalia nera
White Jazz 