“Sanremo, 6 marzo 2005, notte fonda.
Si ricordava con le mani sporche di sangue,
il sangue di Ignazio”. Le mani sono quelle di Viola, moglie dello scomparso Ignazio Alberici, patron della casa discografica Pepper. Viola resta vedova giovane, un impero da gestire, un fidanzato che la considera più un investimento che altro, una cognata che vuole riportare a galla la verità sulla morte del fratello Ignazio.
Il nuovo libro di Lucia Tilde Ingrosso è come la vita. Intricato, di eventi; affollato, di personaggi; confuso, nei sentimenti. In “Nessuno,
nemmeno tu”, la protagonista, “la gelida
e intoccabile Viola Alberici” è proprio come il capitolo di apertura: Viola
piace a tutti. La sua vita, il suo lavoro, i suoi affetti. Tutto ci è presentato con il fascino del potere e del denaro. La Milano “bene” a fare da sfondo.
“Tutto faceva presagire una di quelle notti in
cui nulla di brutto è destinato ad accadere”. Una sola persona non vedrà la luce del giorno dopo. La vittima è un “amante
degli imprevisti: a lui avevano sempre portato più benefici che guai. Almeno fino a quel momento”. I sospettati: un’aspirante cantante, la vincitrice dell’edizione sanremese che ha visto la fine di Ignazio, l’idolo delle ragazzine, quello strano nipote che in nulla assomiglia ai genitori, il fidanzato-avvocato di Viola, il suo gorilla personale, oppure la stessa Viola? L’indagine porterà ad un incontro: quello tra l’ispettore e proprio lei, “Viola
(o era Violetta?)”. Il poliziotto è noto al lettore affezionato di Lucia
Tilde Ingrosso: Sebastiano Rizzo. Appartenente alla Milano “vera”. Regola numero uno: non mischiare il lavoro con i sentimenti. Viola è il passato, l’amore della mansarda, quando entrambi erano giovani, forse troppo giovani. Ma si riesce sempre a rispettare le regole?
Chiaccherando con Lucia Tilde Ingrosso…
Stefania Dionisi, l’aspirante cantante, sogna il successo e le interviste che ne conseguono: “Che
cosa hai provato alla conquista del primo
disco di platino?”. Io invece ti chiedo: “Che
cosa hai provato vedendo la tua prima copertina
in libreria?”
Vedere un proprio libro in vendita in libreria è un’emozione grandissima. L’avevo già provata, con libri di altro genere (saggi). Ma un romanzo è un’altra cosa. E’ una tua storia che prende vita attraverso la lettura che ne fanno gli altri. Da lì è un susseguirsi di emozioni: le e-mail dei lettori soddisfatti, le prime recensioni positive, la fiducia dell’editore. L’unico problema è che quelli che pensavi punti di arrivo si trasformano subito in nuovi punti di partenza.
La copertina del tuo libro lo classifica come "noir". Perché scrivere “noir”? In che cosa Lucia Tilde Ingrosso è "noir"?
In realtà, io definisco i miei libri dei “gialli classici”, alla Agatha Christie, per capirci (con tutta la deferenza per la grande regina del genere). Il genere noir è più cupo, pessimista, addirittura “maledetto”. Io invece racconto degli intrighi gialli senza dimenticare i risvolti sentimentali e dando spazio anche ai risvolti positivi. Alla fine il mio ispettore trova sempre l’assassino e il mondo torna (quasi) come prima.
Valeria Merlini
febbraio 2010
