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L'intervista a:
Victoria Donda
Victoria Donda

Ripensare alla propria infanzia è quasi sempre uno shock. Soprattutto se quell’infanzia viene  rivista alla luce di una nuova serie di fatti e elementi che prima non si conoscevano.  Se poi le nostre considerazioni, via che i nuovi fatti e gli elementi si definiscono,  finiscono per coinvolgere tutta la vita vissuta fino a quel momento, beh allora siamo vicini al vero e proprio spavento. E quello che è successo a Victoria Donda.
Fino a 27 anni di età si chiamava Analia, viveva alla periferia di Buenos Aires con il padre Raul, fruttivendolo ed ex militare, la madre Graciela e la sorella minore Carla.  Oggi si chiama Victoria, è figlia di desaparecidos e occupa un seggio in Parlamento,  ‘faccio parte di un piccolo gruppo di sinistra, ma molto combattivo’, ci dice con orgoglio. Il padre Josè Maria e la madre Cori furono arrestati dalla giunta militare nel 1977. Il padre morì quasi subito, mentre Cori, incinta di 5 mesi, venne fatta partorire all’Esma, per poi sparire nelle acque del Rio della Plata. Victoria venne adottata poi da una famiglia vicina alla dittatura.  
Attraverso la sua storia e quella dei suoi genitori, Victoria in questo suo libro, Il mio nome è Victoria, racconta anche quella dell’Argentina, dalla dittatura alla presidenza di Kirchner. Un Paese il suo che, scrive la giovane deputata ‘è e sarà sempre un paese che avanza (o retrocede ) a due velocità e che, per ogni progresso sociale o economico compiuto genera un’emarginazione tanto incontrollabile quanto difficile da sopportare’. L’abbiamo incontrata a Milano.

Cominciamo con qualche cifra: 30.000 sono i desaparecidos. 500 i bambini nati nel reparto maternità dell' ESMA, il centro clandestino di detenzione.  Lei è tra questi. Ma quanti bambini, adulti ormai, ancora non conoscono la loro origine e non sanno di essere figli di desaparecidos?
Sono ancora 400 le persone che non hanno sospetti sulla loro origine biologica. La loro identificazione era cominciata già durante la dittatura con il  movimento delle Nonne di Plaza de Mayo, lo stesso che ha classificato me come la ‘Nipote 78’,  la bambina dei  ‘fili blu nelle orecchie’ (la madre Cori aveva cucito dei fili blu nei lobi delle orecchie di Victoria nel tentativo di darle un elemento distintivo, ndr.).

Tra i responsabili dei crimini più orrendi della dittatura c’è suo zio Adolfo Donda, che ha avuto una parte attiva  nella cattura, tortura e sparizione del fratello José Maríe e della cognata Cori, i suoi genitori. A dimostrazione che  ‘la sua missione non si fermava davanti a niente, neppure i parenti’. Ora vive prigioniero in una ‘cella di cristallo’, nella prigione  militare creata nell’ex Liceo Navale che i fratelli Donda frequentarono. Con quali restrizioni? Esiste una vera condanna su di lui?
Il processo è cominciato solo il dicembre scorso.  Stiamo aspettando la sentenza. Ma ora finalmente è stato trasferito in una prigione comune. Va detto che la legge argentina stabilisce che dopo i settant’anni, l’imputato  ha diritto agli arresti domiciliari. Così la maggior parte dei criminali, compresi gli assassini più efferati, sono stati a lungo a casa propria. Le ultime condanne hanno invece stabilito l’ergastolo da scontare nelle carceri comuni argentine, senza il beneficio di alcun privilegio. 

Tutti i tutti i genitori trasmettono qualcosa ai figli. Nel suo caso è ancora più vero. Tant’è che lei scrive i miei genitori mi hanno  trasmesso  un modo di essere, un carattere, attraverso il quale plasmai la mia visione della realtà e l’esigenza di fare qualcosa per cambiarla’. Una dichiarazione giusta, perché lei era appassionata di politica prima di sapere chi fossero i suoi veri genitori. Ma quanto il desiderio di dare un senso alla loro morte, di dimostrare l’orgoglio di avere ereditato il meglio di loro, influisce sulle sue convinzioni politiche?
Mi sono dedicata all’impegno politico e agli altri prima ancora di conoscere le mie origini e le idee dei miei. E questo è un fatto. Certo pensare di avere adesso il loro appoggio e la loro benedizione, mi riempie di orgoglio. E mi dà la motivazione per fare sempre meglio.

Come è stato accolto il libro nel suo Paese? Da sua sorella Daniela e da suo zio Adolfo Donda?
Chi parla positivamente del mio libro, sono soprattutto le persone che mi vogliono bene. In generale posso dire però che in Argentina il libro è stato accolto molto bene e ha suscitato le polemiche che speravo suscitasse.  Mia sorella Daniela (adottata dallo zio Adolfo già negli anni della dittatura) lo ha letto, ma non ne abbiamo parlato. Abbiamo opinioni troppo diverse sul nostro destino. Di Adolfo Donda mi interessa solo sapere che sconti la sua pena.

Che cos’è per lei la famiglia? Che rapporto ha con Raul e Graciela, i suoi  ‘appropriatori’?  
Vedo abbastanza spesso Raul e abbiamo un rapporto sereno. Graciela invece è mancata da poco. Ma non voglio parlare di loro, adesso. 

Lei ha due sorelle. Daniela (sorella di sangue) e Clara (figlia di Raul e Graciela). Parla poco di loro nel suo libro.
Sì, è vero. Non faccio tanti riferimenti a Clara nel mio libro, perché lei mi ha chiesto di non farlo. E io ho rispettato la sua richiesta. Per Daniela è diverso. Ci conosciamo poco e spesso i nostri incontri finiscono in litigi. Sono Clara e Graciela le persone più importanti della mia vita.

Parliamo del presente. Com’è la sua vita adesso?
Quasi perfetta. Cerco di essere felice e credo di non potermi lamentare. Vivo una vita più che soddisfacente.

Che cosa vuole per il suo Paese?
L’Argentina è un Paese molto ricco di risorse ma purtroppo estremamente disomogeneo nella struttura sociale. Voglio che l’Argentina intraprenda lo stesso cammino già cominciato in altri paesi sudamericani verso la riduzione delle diseguaglianze.  

Come sta la nonna Leonina, la mamma di Cori?
Ci sentiamo poco, perché ha l’Alzheimer e pensa che io sia Cori.

Raffaella Ciuffreda
febbraio 2010

Novità
L'autrice
Victoria Donda è nata alla ESMA, la Escuela Superior de Mecánica de la Armada, nel 1977. Ha trascorso l’infanzia ad Avellaneda, un sobborgo della città di Buenos Aires, ignorando la propria identità. Ha una storia personale molto forte e al suo attivo un’interessante militanza nella questione dei diritti umani. Eletta alle elezioni nazionali del 2007, è divenuta il deputato donna più giovane della storia argentina.
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