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“Così, in tempesta, così mi piaci, furioso. Sei di nuovo
qui, mi hai aspettata. Sono qui. Non hai sofferto la mia mancanza? Io si, per
questo eccomi, di nuovo. Avevo bisogno di te.”
Valentina Fortichiari – Lezione di nuoto
Così la straordinaria Sidonie-Gabrielle Colette, una delle più importanti scrittrici francesi di sempre,
si rivolge a quel disordinato ribollire di correnti che è il mare di Bretagna.
Nella Francia a cavallo tra Ottocento e Novecento, Colette,
donna «dall'ammiccante selvatichezza, dalla spregiudicata sensualità» consumava
scandali e indossava i pantaloni, antesignana di tutte le ribelli alle convinzioni
sociali e di genere sessuale.
Ma non è a un amante che rivolge questo saluto sfrontato, bensì a quel mare che,
fin da bambina, è la sua più grande passione.
Nel bel racconto di Valentina Fortichiari, saggista
(ha curato in particolare l’opera di Guido Morselli e Cesare Zavattini),
professionalmente impegnata in campo editoriale con un passato da nuotatrice agonista
(ha pubblicato con grande successo il manuale
Nuotare tutti subito e bene)
emerge una Colette appassionata e vibrante, che con la stessa voluttà si concede all’abbraccio del mare e a quello di Bertrand,
figlio del suo secondo marito Henry de Jouvenel, ben presto affascinato e sedotto dalla travolgente Colette.
Ci troviamo nell’estate del 1920 nella villa di Rozven, vicino a Saint-Malo.
Insieme alla scrittrice, ospiti della villa, un piccolo universo di personaggi:
lo scrittore Leopold Marchand, l'amico Francis Carco, Germaine Beaumont, l’amica Hélène Picard,
la figlia di Colette Bel-Gazou e poi lui, Bertrand.
Sedicenne alto e magro, timido e vorace lettore, riceverà da Colette lezioni di nuoto e di amore.
Imparerà, Bertrand a lasciarsi trasportare dalle onde del volubile mare del nord,
così come ad abbandonarsi tra le sensuali braccia di Colette.
Lei dichiara di avere trovato lo spunto per questo romanzo leggendo il libro di Sandra Petrignani
La scrittrice abita qui in cui l’autrice racconta la storia sentimentale delle più significative scrittrici del
Novecento attraverso i luoghi che abitarono.
Quale fascino ha esercitato su di lei il capitolo dedicato a Colette
al punto tale da renderla protagonista del suo primo romanzo?
Ciò che ha colpito la mia fantasia è stato l’accenno alla casa in Bretagna
e al fatto che dal 1920 Colette, durante quei soggiorni estivi, diede lezioni di nuoto al figliastro Bertrand.
E poi si amarono. La prima scintilla è stata il ‘vedere’,
il poter immaginare quelle lezioni in acqua.
Sono una nuotatrice, adoro l’acqua, ho fatto agonismo io stessa e l’ho insegnato.
Dunque per me era facile immaginare la scena. Mi sono naturalmente documentata su tutti i testi di Colette
(autentica scoperta per me che l’ho sempre ignorata),
ho consultato biografie, epistolari, ho reperito documenti fotografici,
ho analizzato anche nelle immagini l’intera comunità di amici.
Poi ho trascorso un mese estivo nuotando nella baia, riempiendomi gli occhi di colori,
annusando gli odori, scrutando il volo di gabbiani e cormorani e il fenomeno delle maree.
Nella casa ora bianca di Colette non ho potuto metter piede: privati mi cacciavano,
stanchi di essere disturbati. Mi sono accontentata di guardarla da lontano.
Lezione di nuoto descrive il rapporto amoroso tra la trasgressiva Colette,
una delle più importanti scrittrici francesi di sempre, e il figlio sedicenne del suo secondo marito.
Ma la sensazione è che, più che di una storia d’amore tra un uomo,
seppur giovanissimo e una donna, si tratti del rapporto di amore e di passione che
Colette ha nei confronti del mare di Bretagna. Cosa ne pensa?
E’ assolutamente così. Ho voluto che l’acqua fosse metafora dell’iniziazione al nuoto, ma anche all’amore.
Attraverso i rudimenti del nuoto, fondamentali, Colette insegna a Bertrand i gesti dell’amore.
Ma l’acqua era la grande voluttà di Colette. Spero di essere riuscita a rendere le sensazioni avvolgenti dell’elemento marino,
il piacere puro del nuotare, soprattutto.
Il paesaggio è sicuramente uno dei protagonisti più forti di questo romanzo.
Quanto ha influito l’ambientazione nello svolgimento della storia?
La Bretagna l’ho scoperta attraverso Colette e direi che è stata per me una scoperta che mi ha cambiato la vita.
Quei luoghi esercitano grande attrazione.
Direi che l’elemento cruciale e connotante è il fenomeno delle maree,
che in Bretagna si mostrano con contrasti e dislivelli impossibili da vedere altrove nel mondo.
Si parla di oltre 15 metri di dislivello marino.
E’ impressionante come le spiagge mutino la loro configurazione nello spazio di alcune ore.
La scena che si presenta agli occhi dei visitatori a Mont Saint Michel è uno spettacolo naturale assolutamente unico.
Venti e cieli mobilissimi contribuiscono al fascino di quel paesaggio.
In passato lei è stata una nuotatrice professionista,
come è nato il passaggio dall’acqua raccontata in qualità di esperta praticante nel suo libro
Nuotare tutti subito e bene alle lezioni di nuoto e di amore tra Colette e Bertrand?
Difficile passaggio. Io ho familiarità con la scrittura saggistica da sempre: ho curato le opere di Morselli e Zavattini,
ho scritto diversi saggi critici. Il passaggio alla narrativa, e dunque anche
all’azzardo dell’esposizione personale, per così dire, è tutt’altra cosa.
Ho lavorato in sottrazione dal 2005.
Ho cercato di ‘asciugare’ la scrittura, come fa il mare lavorando e lisciando una conchiglia, un sasso, un vetro.
Durante una conversazione tra Colette e Bertrand, la scrittrice dice:
“Vorrei che percepissi il piacere di muoverti in acqua, il piacere del corpo, come quando accarezzi (…)”.
L'acqua è quindi metafora dell'iniziazione al nuoto e insieme all'amore?
Mi ruba le parole di bocca. Sì, infatti, è perfettamente così.
Mi sono espressa io stessa così. Se ha percepito questo, vuole dire che sono riuscita a rendere questa sensazione.
Questa mia scelta. E’ l’acqua il centro pulsante del racconto, l’elemento di irradiazione.
Lezione di nuoto è anche la storia di un'amicizia tra due donne:
Colette ed Hélène Picard. Colette è forte, curiosa della vita, trasgressiva e domina sugli altri,
specialmente sulla romantica Hélène che spesso viene duramente strapazzata.
In particolare, Colette, con un colpo di forbice a tradimento, taglia i lunghi capelli di Helene che fugge in lacrime.
Crede che per Colette l’amore sia una questione di potere sull’altro?
Il rapporto tra Colette e Hélène ho voluto immaginarlo tra due donne agli antipodi, due opposti.
Così come ho voluto contrapporre l’acqua al fuoco. Non credo che mai per Colette l’amore sia stato una questione di potere.
Colette ha amato a modo suo, da donna libera e spregiudicata, unendosi a uomini, donne, ragazzi, con la stessa libertà e
dando valore solo al sentimento. Ben lontana dallo scandalo esibito.
Athena Barbera
Settembre 2009 |
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