Homepage > Libri > INDRO MONTANELLI 100 anni dalla nascita
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Quando nel 1991 gli venne proposta la nomina di Senatore a Vita, Indro Montanelli rispose così a Francesco Cossiga, allora Presidente della Repubblica: “Purtroppo il mio credo è un modello di giornalista assolutamente indipendente; questo mi impedisce di accettare l’incarico”. Fedele alle sue convinzioni molto spesso controcorrente, profondamente conservatore e mai disposto a cedere la sua indipendenza, Indro Montanelli ha attraversato tutta la storia del ‘900 italiano vivendo a stretto contatto con i fatti che ne determinarono le svolte e rendendocene testimonianza attraverso un’intensissima attività di giornalista, scrittore e divulgatore storico.

Nato a Fucecchio, in provincia di Firenze, il 22 aprile 1909, Montanelli studia giurisprudenza e scienze politiche per poi esordire come giornalista free lance al Paris-Soir e per l’agenzia United Press. Profondamente anticomunista e inizialmente favorevole a Mussolini, nel suo libro Soltanto un giornalista, racconta come lui e gli altri intellettuali della sua generazione avessero scambiato il fascismo per una potenziale fabbrica di coscienze civili e nazionali, una sorta di scorciatoia impervia per la democrazia. Per questo ideale, in nome di un potere che avrebbe potuto ottenere ciò in cui il Risorgimento aveva fallito, ovvero dare all’Italia una coscienza nazionale risolvendo la frattura tra Nord e Sud, Montanelli si schiera in prima persona chiedendo di essere inviato come corrispondente in Abissinia. Una guerra che si configurò subito come un pretesto per una campagna di regime, nella quale Mussolini intendeva indossare le vesti del condottiero. Il disgusto di Montanelli dissolve così il sogno di un mondo nuovo, mentre Mussolini diventa “il monumento di se stesso”.

L’inevitabile incontro di Montanelli con Leo Longanesi, mussolianiano tradito, dà il via a una collaborazione per il periodico Omnibus del quale facevano parte i migliori talenti della letteratura e del giornalismo italiano degli anni Trenta. Dopo la soppressione del giornale da parte di un regime che non poteva accettare un antifascismo così palese, Montanelli esordisce come inviato di guerra per Il Messaggero e, tra denunce ed espulsioni dall’albo dei giornalisti, risulta essere indesiderato in Italia e costretto a trasferirsi in Estonia. Il suo rientro coincide con l’inizio della collaborazione per Il Corriere della Sera dove gli viene aperta la porta della terza pagina; sono gli anni precedenti la guerra, durante i quali Montanelli viaggia come corrispondente da Berlino a Helsinki, alla Norvegia. Il suo rientro in Italia avviene solo pochi giorni prima della dichiarazione di guerra e poco dopo viene arrestato e condannato a morte come antifascista. Evade dal carcere alla fine dell’estate del  1944. Con la Liberazione appena avvenuta riprende la collaborazione con Il Corriere in un’Italia sempre più confusa, divenendo uno dei più rispettati giornalisti italiani: “che i guai degli italiani non dipendessero dai regimi politici, l’avevo capito da un pezzo. Erano i regimi politici, caso mai, che s’intonavano ai difetti degl’italiani”.

Nel 1973 i conflitti con la dirigenza del Corriere diventano insostenibili per Montanelli che dà le dimissioni e fonda Il Giornale, in cui ha l'opportunità di rappresentare con maggiore evidenza le proprie posizioni, sempre poco conformiste, inserendosi nel dibattito politico e contribuendo alla creazione della figura dell'opinionista politico di provenienza giornalistica. Nel giugno del 1977 Montanelli subisce un attentato proprio davanti alla sede del suo quotidiano: tre pallottole che miracolosamente si limitano a ferirlo, un attacco rivendicato dalle BR convinti di colpire “un fascista mascherato, finanziato dalle multinazionali”.

Lasciato Il Giornale in seguito a divergenze di vedute con l’editore Silvio Berlusconi, Montanelli fonda La Voce. Un quotidiano libero, indipendente, spregiudicato, senza peli sulla lingua come il suo coraggioso fondatore ottantacinquenne, ma la nuova impresa tuttavia non ha vita lunga. Nel 1995 si chiude l’avventura della Voce e Montanelli rientra al Corriere dove, dalle sue stanze, ha continuato le sue lucide riflessioni sull’Italia e gli italiani fino alla sua morte, nel 2001.

Athena Barbera
23/04/09

 

 


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